Pascoli e Puccini, due poetiche distanti. Il sogno (pascoliano) di un’intesa mancata. Terza parte

 In L’incontro delle Arti, Rubriche

Parte  terza

Durante gli anni di Livorno, dove il 31 ottobre dell’87 venne trasferito per insegnare latino e greco al liceo Niccolini, Pascoli s’invaghì della sedicenne Lia Bianchi, figlia del compositore Emilio e anch’ella dedita alla musica e al canto con cui allietava le serate in casa di una famiglia presso cui Giovannino si recava a dare ripetizioni di greco. Inutile dire che Mariù, come una moglie gelosa che in questo genere di cose ha ben drizzate le antenne, non vide di buon occhio questa possibilità di rischio per il ‘nido’ di cui solo lei doveva essere protagonista anziché una cognata, e insieme ad Ida si diede a indagare sull’improvvisa cura nel vestire del fratello. Lui minimizzò e le tranquillizzò, non osò contrariarle e ammettere la sua umana debolezza, spinta a tal punto da indurlo ad ordinare una fedina d’oro presso un orefice di Firenze . . . .

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