Kriptonite

Rubrica a cura di Maria Virginia Cardi

da un’idea di Antonio Marchetti

 

Kriptonite è il titolo di una rubrica che, per un periodo purtroppo breve, l’artista Antonio Marchetti ha tenuto su questa rivista. Una rubrica, come si diceva un tempo, di varia umanità o, come indicava Alberto Savinio alla voce professione nel suo biglietto da visita: di varietà. Maria Virginia Cardi le darà continuità.

La Kriptonite è un minerale che si presenta in forma cristallina proveniente da Kripton, il pianeta dove nasce Kal-El,meglio conosciuto come Superman, l’uomo d’acciaio dotato di superpoteri. Se sottoposto ad una esposizione eccessivamente lunga alla kriptonite il supereroe si indebolisce, diventa un comune mortale, prova dolore, può ammalarsi e non è più invulnerabile. La potenza svanisce. Una dose massiccia di kriptonite, dopo l’esplosione di Kripton, si è conservata sul pianeta Terra e per cause ancora sconosciute sta riattivando la sua azione distruttiva menomando equilibri e sicurezze gettando il mondo degli uomini in una crisi globale mai vista prima, privandolo di supereroi e superuomini. Siamo diventati tutti più deboli. In genere la kriptonite è di colore verde, irradiante e fluorescente. Il colore verde, per quanto sia legato alla vita e all’equilibrio dell’ambiente, in questo caso si presenta come radiazione chimica inquietante, malata, aggressiva. Come la peste descritta da Antonin Artaud per il suo teatro anche la kriptonite uccide le parti interne, senza lasciar trasparire segni all’esterno.

Maria Virginia Cardi é docente di Antropologia Culturale presso l’Accademia di Belle Arti di Ravenna e di Brera. I suoi studi e le sue ricerche si sono mossi nell’ambito di talune simboliche figurative e letterarie, esplorate in un’ottica storico- culturale e antropologica. Ha pubblicato “Le Rovine abitate. Invenzione e morte in luoghi della memoria” (Alinea, 2000); “Abitare profondità e superficie” (Unicopli, 2007); “Storia di una casa. Palazzo Pani Fagnani, già Gambalunga in Rimini” (Convegno di Studi Romagnoli, 2007). Collabora con riviste e Istituzioni italiane ed estere. www.virginiacardi.it

Antonio Marchetti (Pescara 1952 – Rimini 2013) frequenta la Facoltà di Architettura senza laurearsi. Lavora per alcuni anni come disegnatore e progettista presso lo Studio di Architettura di Antonio Michetti. Realizza arredi di interni con l’azienda di Vincenzo Patriarca. All’inizio degli anni Ottanta si trasferisce a Ravenna ove dirige la rivista d’arte e letteratura Stilo; partecipa alla fondazione del Circolo Gramsci promuovendo convegni e conferenze e con Marco Biraghi cura le pubblicazioni: Naufragi, nel movimento dell’arte e Alberto Savinio, intrattenimento (edizioni Pendragon). La sua prima mostra personale è a Milano, nel 1981, presso lo Studio Cesare Manzo. Nel 1993 si trasferisce a Rimini ove attualmente risiede e lavora. Tra le principali manifestazioni d’arte a cui partecipa si ricorda: Materialmente, scultori degli anni Ottanta (Bologna, Galleria d’Arte Moderna), Anni Novanta (Cattolica, Le Navi), 2011, Padiglione Italia, Abruzzo, 54° Esposizione Internazionale d’arte della Biennale di Venezia. (Ex Aurum Pescara, Fortezza Borbonica di Civitella del Tronto), 2012, Souvenir, Torri d’Italia, progetto ad hoc per Gran Touristas, Biennale di Architettura di Venezia. Tra le sue pubblicazioni vanno ricordate: La lentezza del single (Stamperia dell’Arancio), Pescara, Ennio Flaiano e la città parallela (Edizioni Unicopli), L’orecchio alato (Edizioni Lietocolle), Gineceo (Gruppo Albatros). Per diversi anni ha collaborato alla rivista Il Grandevetro.

Immagine: Antonio Marchetti, Kriptonite

PALERMO: UN PELLEGRINAGGIO

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Luigi Poiaghi. Una memoria

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Ciak si beve

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Abito

Lucio Fontana taglia la tela, © di Ugo Mulas La differenza di generazione tra artisti andrebbe vista anche nel modo di vestire e nell’eleganza personale. Conobbi di persona Emilio Tadini nel periodo della prima guerra del Golfo, nei giorni dell’operazione Desert Storm, nello Studio Marconi  a Milano. Tadini coordinava la presentazione di un libro sulla […]

Orfani del rock

Davi Bowie, The next day Siamo tutti orfani del rock. Non c’è più un inno, un jingle, un leitmotiv che rappresenti l’universo, multiverso, giovanile. Non c’è ballata che segnali una stagione della vita o un evento particolare, una svolta storica, qualcosa di epocale. Giovani senza rock è come dire giovani senza una famiglia, un’appartenenza. Assenza […]