La Camera Ibrida

a cura di Simonetta Franci

 

 

Con ARACNE#1 si vuole presentare la fotografia come risultato di un’esperienza di confine e considerarla come estensione di linguaggio espressivo e finalizzato a “narrazioni altre”, quindi oltre il codice canonico che vuole la fotografia intesa come documento di reportage, come perfezione dell’immagine pubblicitaria o come esemplificazione testuale nella pagina giornalistica. Qui è lo sguardo fotografico, e non l’occhio del fotografo, a implementare quel significato nascosto nella sua stessa etimologia cioè “scrittura della luce”. Tracce, memorie, spettri ed anche desideri che con la fotografia trovano una ragion d’esistere, che sopravvivono al tempo e restano come sintesi di una narrazione che non ha necessità di parole e verbi, semmai di tratti, posture, angolazioni e coloriture. L’intenzione che soggiace a questa esplorazione nello sguardo fotografico è far riemergere il carattere affabulatorio nascosto tra le potenziali “sgranature” dell’immagine.
Diciamo pure che c’è una pretesa, un voler dimostrare, che la fotografia non è la copia del reale piuttosto la “visibile” interpretazione della realtà, in cui la specificità oggettiva sfoca nella soggettività dello sguardo atto a cogliere il divenire.

È qui che presupponiamo di trovare il nesso coincidente tra foto, intesa come scrittura di luce, e suo potenziale narrativo tanto che nello scorrere l’indice di questo ARACNE#1, i testi che lo compongono fanno emergere, come in letteratura, diversi generi narrativi, per cui ritroviamo il Fantastico che ben si esplicita con Vanishing point di Jean Baudrillard e l’analisi che Angelo Candiano applica alle foto di Evgen Bavcar, fotografo non vedente, che utilizza i suoi quattro sensi rimasti come punti cardinali per configurare la rotta, e fotografare il destino non cieco.

Dall’estemporaneo fantastico, al pathos del Memoir racchiuso nei paesaggi arsi e pietrosi di Anna Vivante e in quelli giocati tra luci e ombre dei Butor, cui la ri-lettura di Rosita Lappi e Marco Vallora ha creato un varco conoscitivo dell’intensa intimità che sembrava persa tra monolitiche colonne e mura di vetusta bellezza.

Dalla volontà di far luce sul ricordo e l’attrazione per la fissità oscura della morte – celate nello sguardo delle foto ai defunti – cui sono dedicati i saggi di Stefano Ferrari e Sara Ugolini – fuoriesce il carattere Gotico, che già aveva inciso come tendenza culturale nel romanzo a partire dalla metà del 700 e che ebbe una certa fortuna anche nell’800. La ritrattistica post mortem ci racconta della vulnerabilità e della vanità, ma anche dell’orrore e dell’amore.

Di tutt’altro genere è l’intento narrativo che trapela dalla sezione dove sono collocati i testi di Virgina Cardi, Michela Deni e di Anna e Benedetta Cestelli Guidi in cui la scelta della Mise en scene che può essere letta anche come Tableaux vivants, in particolare per le fotografie di Valentina Vannicola, restituisce quelle “densità di atmosfere” che caratterizzano una certa teatralità nel voler fermare particolari salienze espressive.
Al pari del Nouveau Roman la lomografia che, come sottolinea Dario Mangano nel testo che chiude l’indice di ARACNE#1 , è «un nuovo punto di vista per raccontare storie», persegue per farlo il rifiuto di una certa normalità e privilegia quello sguardo che mette in primo piano caratteristiche del reale, i dettagli che con dovizia descrivono l’oggettività dell’accadere.

E dov’è oggi l’accadere, se non nell’immagine?

Simonetta Franci è giornalista pubblicista e docente di Sociologia della Moda presso l’ Università Telematica E-Campus. Da sempre coltiva un appassionato interesse per i processi di comunicazione legati alle tendenze culturali e sociali, nella sua erranza intellettuale ha collaborato con diverse testate giornalistiche e trasmissioni radiofoniche, ha organizzato eventi culturali e insegnato ad Urbino e Venezia. Vive a Rimini.

Immagine: ©Anna Vivante, Palmira, Siria.

 

Fabula rasa ovvero gli occhi al cielo

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La camera ibrida

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Vanishing point

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Dall’immanenza alla “fotografia transitiva”

L’atto del vedere e del conoscere non ha alcun effetto sulle cose appunto viste o conosciute – così i filosofi scolastici definivano aristotelicamente il concetto di ‘immanenza’ – come anche l’atto del fotografare non produce alcun effetto, tranne qualche eccezione, sulla realtà fotografata   o «effettuale» (termine machiavellico prima che heideggeriano). Tale simmetria è superata […]

Time Lag

Patrizia Bonanzinga 2009 TIME LAG Mi sono spesso domandata perché ho voluto sviluppare un progetto sul tempo. Solo quando “Time Lag” (Damiani editore, 2011), il mio ultimo lavoro, si è concluso ho capito che il mio interesse si basava su due piani distinti, ma in qualche modo correlati. Il tempo e lo spazio sono due […]

La porta del tempo. Lo scavo fotografico di Anna Vivante

Ho davanti a me la Porta del tempo, come da subito ho chiamato questa prima fotografia di Anna Vivante, tra quelle da lei selezionate. La didascalia recita “Palmira, Siria”, uno sterminato deserto di pietre e rovine,un luogo remoto nella geografia dei viaggi e delle esperienze di Anna Vivante, che è archeologa e fotografa, l’una insistente […]

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