L’illustrazione dei sentimenti nazional-popolari

 In La camera ibrida, Tematiche

 

Un guazzabuglio, un troppo o un troppo poco: queste sono le parole che usa Barthes per circoscrivere il discorso amoroso. Senza tema di usare paragoni troppo alti queste definizioni sembrano calzare a pennello al vasto e popolare mondo del fotoromanzo. Oggi, il fotoromanzo si barcamena tra due sponde: i periodici spazzatura ormai superati e quasi dimenticati e una rivisitazione contemporanea parodistica o buonista a seconda degli intenti. Mai riesce a sfuggire all’impudicizia del sentimento amoroso declinato a tinte rosa, eccessivo o carente, giusto solo nella promessa finale di un domani felice. Questo dato di fatto, ormai consolidato nell’opinione comune sul fotoromanzo, combacia per lo più con la supposta semplicità degli affetti espressi corrispondendo dunque a una trama, a un lessico di ovvia semplicità. Il fotoromanzo racconta in definitiva qualcosa che, sempre sulla scia del discorso amoroso analizzato da Barthes, si può dire che abiti ogni lettore in modo del tutto confusionale: la tematica del discorso sentimentale, sorgente di pandemica opacità espressiva. Non sarà la centralità di questo tema a imporre il pasticcio di generi e di forme che contraddistingue il fotoromanzo? Il tema si presenta comunque ricco e ghiotta occasione di analisi diverse. Circoscrivo qui la questione alla tematica della narrazione ibrida, implicita nella parola stessa che indica la compresenza di due linguaggi generalmente intesi in distaccata relazione. Non sembra esistere infatti una parola semplice: fotoromanzo, roman-photo in francese, picture story in inglese, lian huan hua (racconto per immagini) in cinese.

 

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