La porta del tempo. Lo scavo fotografico di Anna Vivante

 In La camera ibrida, Tematiche

Ho davanti a me la Porta del tempo, come da subito ho chiamato questa prima fotografia di Anna Vivante, tra quelle da lei selezionate. La didascalia recita “Palmira, Siria”, uno sterminato deserto di pietre e rovine, un luogo remoto nella geografia dei viaggi e delle esperienze di Anna Vivante, che è archeologa e fotografa, l’una insistente sull’altra, come forme necessarie del sentire, di contatto e uso del mondo. Ma anche un luogo remoto della mente, presumo, perché la suggestione dell’immagine, paesaggio metafisico con la sua emanazione arcana, nel suo assoluto silenzio, è penetrante e potente. Un urto, un turbamento, un piacere ammaliante, punctum misterioso e fuggevole, un dono che sorprende e di cui bisogna rendere conto.
Da quella immobilità spaziale dilatata e senza confini, un movimento mi trasporta in volo radente verso l’orizzonte, sotto la porta superba che sembra sostenere il cielo, mentre i bordi sassosi sfrecciano ai lati, e l’orizzonte si avvicina verso altri reperti, e si dilata nella sua irraggiungibilità.
Un sogno di volo, Flugträume (Freud), che meraviglia, esperienza di rottura e continuità spazio-temporale.

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