Un’opera charmant. SANSONE E DALILA, IL CLASSICISMO FRANCESE. Parte seconda

 In L’incontro delle Arti, Rubriche

Parte  seconda

Chi ha la pretesa di gingillarsi con la serie di couplets, refrains, roulades e tutti i cristalli multicolori che sfavillano nelle opere francesi maggiormente rappresentate, farebbe meglio a lasciar perdere il Samson et Dalila poiché ne rimarrebbe deluso, ma bisogna aggiungere il doveroso particolare che, in caso si rinuncia, si è persa l’opportunità di conoscere un capolavoro. La prima ragione sta nel trovarsi al cospetto di un qualcosa di sostanzialmente diverso dall’azione della scuola francese svoltasi fino a quel punto.
Il compositore svincola l’ars creativa della madrepatria dal grand-opèra, cercando di contrapporre un discorso più autonomo volto soprattutto alla ricerca armonica, al continuo spostamento ritmico, alla sorveglianza espressiva, alla capacità di assegnare al discorso orchestrale una sua purezza di fondo, come se stesse tra il sinfonismo e l’esigenza di aderire al discorso scenico-drammatico, per cui anche la scrittura vocale ne risulta vincente per via della padronanza di ogni tecnica e forma strumentale sperimentata dall’autore in tutti i generi musicali. . . .

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