Al centro, l’origine

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Mesi fa ebbi modo di ammirare una grande tela di William Kentridge disegnata a carboncino; raffigurava un paesaggio arido impregnato di colori terrosi, terribile e maestoso, gravato di materia. Tra le sterpaglie e le strade sterrate di una miniera a cielo aperto si ergevano alcuni tralicci. Era un lavoro sporco, sgradevole e magnetico, che insieme catturava e respingeva. A terra, un sottile strato di polvere nera calpestato da impronte imbrattava il pavimento, dando la sensazione di essere dentro il paesaggio. L’arte opera la trasformazione del reale impastando insieme i suoi residui, le sue ceneri, i suoi materiali, non importa se sporchi di dolore o fulgidi di luminosa bellezza. L’arte recupera l’origine di infinite memorie vissute, rinarrandole.
William Kentridge è uno dei più grandi artisti contemporanei, poliedrico pittore, scultore e sperimentatore di linguaggi visuali. Tutta la sua produzione e in particolare i lavori video e le scenografie per il teatro hanno questa tipica densità di scavo terroso, radicati nella storia e nei problemi del suo paese, il Sudafrica…

Immagine: William Kentridge, Il centro

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