Antonia Ciampi. Il dono di Pallade

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La ragnatela è stato il primo oggetto di relazione fra me e Antonia Ciampi, che delle ragnatele fa l’oggetto della sua arte, o meglio, uno degli oggetti. Ho visto altri artisti interessarsi e subire il fascino di queste straordinarie architetture naturali, ma Antonia è stata una delle prime a tradurre questa fascinazione e nel suo lavoro si coglie una poesia e una profondità non comuni. Nel libro “Differente”, che racconta il suo percorso umano e artistico, dice come è stata catturata dall’incanto del ragno: “(…) mentre tessevo mi domandavo se fossi io il ragno o l’oggetto catturato dal ragno. Continuando sul solco di questa domanda irrisolta , ho realizzato altre ragnatele (…)”. La mia curiosità di capire come mai un’artista fosse spinta ad “imitare” il lavoro di un animaletto tanto piccolo e spesso disprezzato, trovò una prima risposta nell’espressione dell’artista del desiderio di disegnare il vuoto. Fu per me illuminante e trovai altre risposte nel contattare il suo lavoro.
La ragnatela è il luogo in cui si è soggetto passivo di una cattura e al contempo si diventa soggetto attivo per catturare gli altri, nel momento della realizzazione della propria ispirazione creativa. Sì perché l’artista con la realizzazione delle proprie opere non compie solo una manipolazione originale della realtà ma offre rivelazioni che, in quanto tali, sono accessibili a tutti e creano relazione. “L’arte è un atto di amore senza l’ipotesi di un ritorno” dice Antonia. E’ davvero così. Chi accetta la relazione beneficia di un dono, raro, in questo tempo avaro dove la mediazione o l’intermediazione raffredda il contatto e ne impoverisce le potenzialità elaborative. La ragnatela è la narrazione di una tessitura. Durante la tessitura accade qualcosa che rimane sintetizzato e fissato nell’opera.
L’artista attraverso l’opera restituisce il suo percorso creativo e consegna una porta di accesso alla molteplicità di significati e aspetti ivi contenuti e nascosti, per chi la vuole varcare. Un invito esplicito a farsi soggetto attivo della relazione a intraprendere una scoperta. Qui si trova il senso della cattura, perché la ragnatela è una trappola, sovente invisibile in natura, ma qui volutamente visibile per costringere l’osservatore ad accorgersi. L’oggetto viene ricontestualizzato attraverso la rielaborazione simbolica dell’oggetto stesso contaminato dalle emozioni, dai sentimenti, dalla visione dell’artista che lo restituisce somigliante a se stesso ma senza che sia più lo stesso. Un’esplicitazione e insieme riproposizione originale simbolica dell’oggetto. La presenza del ragno, essere corporeo, qui è solo traccia di una presenza, è puro respiro. In natura la ragnatela è un’architettura leggerissima, di stupefacente equilibrio e resistenza ma anche fragilissima. Non si vede se non quando svelata dalla luce o da altri elementi materici come l’acqua nel suo stato liquido o solido (il ghiaccio), ma per vederla in luce occorre essere in un taglio di luce preciso.
Una condizione che Antonia Ciampi rende permanente attraverso la materia e i materiali impiegati per mettere in luce le sue creazioni impedendo l’indifferenza. Il filo di nylon, il rame, il filo di lana, tutti resistenti ma malleabili, flessibili, con i quali tesse l’aria che diviene un contesto di galleggiamento, di presenza nell’assenza. Così si mette in luce il vuoto, si fa luce su un disegno sospeso che si materializza e prende forma, valorizzato dalla pittura con cristallizzante o dall’inserto di minuscoli cristalli, sortendo un effetto spiazzante, di stupore e di intensa poesia.
L’impatto poetico e la forza evocativa dell’oggetto creato trattiene l’osservatore portandolo a misurarsi con un paesaggio che nella sua esteriorità parla all’essere interiore, che è labirinto, concetto di equilibrio, rete e congiunzione di nodi, passaggio e sede di luce, passaggio e nel contempo prigione, due situazioni apparentemente antitetiche che qui convivono e si rivelano senza scindersi, in una unione che allude al ciclo mandalico della vita. “La ragnatela è la storia della nostra vita, è un tessuto di relazioni che si possono aprire e chiudere, relazioni che si cancellano e che si possono riscrivere”. E le ragnatele di Antonia sono respiro nell’aria, il palpitare della dimensione infinitamente piccola della vita, la sua leggerezza, ma sono anche il dolore e l’angoscia della preda senza scampo imprigionata in un cuscino avvolto nell’intreccio dei fili e ancora sono la possibilità di uno spazio cosmico suggerito dai fili in rilievo appoggiati sulla fitta trama di uno spazio circoscritto pretestuosa base di una tensione. La vita appunto. In definitiva il percorso da sempre e per sempre indagato ed esplorato da noi umani nella reiterazione del mito di Aracne, trasformata in ragno da Pallade per averla sfidata e coinvolta in un’impresa proibita e condannata a tessere la sua tela e a disfarla (come i ragni fanno) all’infinito. Il mito, immortale, viene reiterato attraverso le nostre esistenze, ci nomina eredi di un’origine che ci ricorda, incessante, la nostra natura, l’essenza impermanente della vita e le possibilità evolutive che l’impermanenza ci offre. Antonia Ciampi in/consapevole interprete sensibile e profonda, silenziosa e poetica crea, con la sua arte, la fisionomia dell’eterno errare umano riproducendo una domanda originaria il cui progetto non prevede risposta. Così l’arte non è più solo di chi la crea, si fa cultura, storia collettiva e diviene luogo e riferimento comune del percorso umano.

Immagine: © Antonia Ciampi. La pittura dà spazio al tempo 2006, nylon e vernice cristallizzante, cm 950×450, Tempietto del Bramante, Roma

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