Tra natura morta, oggetti e cose: l’apparente effimero nutre il sempiterno bisogno di non-fine
Rubrica: Appunti di corrispondenze
Tra natura morta, oggetti e cose: l’apparente effimero nutre il sempiterno bisogno di non-fine
di Azzurra Pizzi
Ci troviamo talvolta a riflettere sulla morfologia degli oggetti, su come li percepiamo, indossiamo, sfoggiamo ma anche plasmiamo, modifichiamo, usiamo…
Derivando da obiectum, oggetto significa “messo davanti” sia alla vista che al pensiero: può essere inventato ma anche semplicemente contemplato, può essere acquistato, usato fino alla fine (con-sumato) e perfino esaurito (con-sunto) ma anche donato, moltiplicato.
Pensando alla natura morta, Michel Maffesoli definì l’oggetto un “concentrato del mondo”: esso può rivelare molto dello spazio, del tempo, della cultura che lo hanno prodotto o semplicemente ricavato e impiegato.. . . .
Immagine: Bottega-studio del maestro intagliatore del legno Franco Sale a Mamoiada. Scatto dell’autrice (giugno 2024)


