Firmare un’opera. L’identità attraverso nomi e segni, autorialità e riconoscimento

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Rubrica: Appunti di corrispondenze

Firmare un’opera. L’identità attraverso nomi e segni, autorialità e riconoscimento
di Azzurra Pizzi

“What’s in a name? That which we call a rose by any other word would smell as sweet”, faceva esclamare William Shakespeare in Romeo e Giulietta (atto II, scena II): l’espressione tradotta in italiano suona come “Che cos’è un nome? Quella che noi chiamiamo rosa, anche se la chiamassimo con un altro nome, conserverebbe pur sempre lo stesso dolce profumo”. Ammettendo che il nome sia solo una parola che usiamo per identificare qualcosa senza esserne la parte intrinseca della cosa stessa, il drammaturgo inglese pose l’accento su cosa ci sia davvero in un nome (what’s in a name).
Facendo sempre riferimento a questo, nei mesi scorsi (maggio-agosto 2025) ha avuto luogo la mostra Dal cuore alle mani. Dolce&Gabbana, che ha evidenziato le innovazioni del marchio che inneggia all’unicità italiana; oltre alla conoscenza del ventaglio di suggestioni sedimentatesi in relazione all’apporto artistico sul brand, il richiamo all’importanza della firma è stato senza dubbio evidente….

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Immagine: Dettaglio di un drappo presso la mostra espositiva Dolce & Gabbana. Dal cuore alle mani

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