L’oro bianco: il valore del sale tra ricchezze e privazioni

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L’oro bianco: il valore del sale tra ricchezze e privazioni

di Azzurra Pizzi

Pochi luoghi nella mia vita mi hanno sorpresa come la miniera di sale di Wieliczka; sin dal primo viaggio intrapreso in Polonia posso dire di amare quella terra, la sua storia, la sua gente che sa accogliere in modo mite ma sincero; quel sito colpì la mia vista e il mio immaginario: rimasi letteralmente sconvolta dal fatto che persino i lampadari erano stati realizzati con il sale. Facente parte del patrimonio culturale e naturale dell’UNESCO, la miniera lavorò ininterrottamente a partire dal XIII secolo: il complesso è costituito da grotte, passaggi, corridoi, laghi sotterranei, tanto che la superficie complessiva copre un percorso di 300 km (l’itinerario turistico è di 2 km e interessa l’area storica disposta tra il I e il III livello).
Nata 13 milioni e mezzo di anni fa nella zona detta dell’avvallamento dei Precarpazi a causa dei monumenti tettonici e delle conseguenti imponenti cristallizzazioni del sale disciolto, la miniera ha attirato diverse personalità illustri (si dice che Niccolò Copernico la visitò nel 1493, poi W. Goethe fino a Karol Wojtyla, futuro papa Giovanni Paolo II).
Tra tutte le sale mi abbagliò la Cappella di Santa Kinga, patrona della Polonia. . . .

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Immagine:  La cappella di Santa Kinga presso la miniera di sale di Wieliczka (Cracovia)

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