Silvana Valle. “VIAGGIO PSICOANALITICO ATTRAVERSO BUZZATI. Tra biografia, narrazione e raffigurazione”

Silvana Valle. VIAGGIO PSICOANALITICO ATTRAVERSO BUZZATI. Tra biografia, narrazione e raffigurazione. Fabrizio Serra editore, Pisa-Roma, 2025. Quaderni del Centro studi Buzzati.
Recensione di Rosita Lappi
Come molti intellettuali del tempo, Dino Buzzati (1906 – 1972) diffidava della psicoanalisi ma ne era al contempo affascinato e curioso mentre ne veniva compenetrato, come era nello spirito del tempo in cui le ipotesi psicoanalitiche sulla vita psichica entravano nel lessico contemporaneo. Era particolarmente interessato al modo in cui Freud si era accostato al sogno, che era anche per lui una fonte di stupore e di ispirazione letteraria.
Lo studio che Silvana Valle, psichiatra e psicoanalista, dedica a Dino Buzzati (Viaggio psicoanalitico attraverso Buzzati. Tra biografia, narrazione e raffigurazione. Fabrizio Serra Editore), entra nelle vicende di un periodo tra i più fertili dello scrittore e artista, quelli della maturità avanzata, nei quali si avventura nella tormentata attesa e paura del declino creativo. L’autrice lo legge con la lente psicoanalitica, evitando le stereotipie di una interpretazione fuori contesto, ma privilegiando una lettura vicina alle emozioni, ai turbamenti ed esaltazioni dell’artista, resa vividamente acuta dalla devozione della ricercatrice e studiosa appassionata.
Buzzati, scrittore e pittore, “scripintore” come si definiva, sosteneva che l’attività grafica non era subordinata né inferiore a quella letteraria, tanto da dubitare di avere sbagliato la strada espressiva nei suoi anni adolescenziali. Tuttavia riteneva che la sua attività di scrittore e la sua attività di pittore rientrassero nel medesimo genere d’operazioni mentali, tra potenza figurativa ed espressività narrativa. In questo compenetrarsi di opere letterarie e opere pittoriche, in questa strettissima interconnessione di strumenti, la sensibilità dell’autrice ha potuto esplorare e interrogare psicoanaliticamente le opere e la poetica, attraverso gli aspetti più profondi e precoci della avventura interiore, umana e relazionale di Buzzati.

La psicoanalisi può essere usata come una lente su processi di natura creativo/espressivi, in un duplice indirizzo scientifico-artistico, seguendo le tracce di un percorso artistico che affonda nelle vicende e negli accadimenti esistenziali, dove si sedimentano sensibilità, desideri, paure, urti psichici e traumi, un magma sensoriale da cui attinge l’opera creativa.
Silvana Valle ricorda come Freud per primo afferma che la spinta motivazionale creativa sia potenzialità di ogni essere, e si colleghi alla capacità psichica di trasformare infelicità, insoddisfazione, desideri, dal piano pulsionale libidico e aggressivo, sublimandolo, in linguaggio letterario, poetico, pittorico, scultoreo. E il sogno notturno, con Freud, diventa massima espressione creativa inconscia, ma non bizzarra e indecifrabile, piuttosto con sue modalità espressive e sue regole, tra cui la condensazione, che Buzzati userà molto. Ma è il sogno diurno, la continua fioritura di immaginazione e pensiero, che trasforma costantemente afferenze percettive e fantasie inconsce nella nostra mente, pittografate e assemblate in sequenze e modi diversi, in quello che W. Bion chiama “pensiero onirico della veglia”, e che Buzzati riconosce come alveo di profonde, preziosissime intuizioni e origine di molte sue novelle e di opere pittoriche.

Il saggio richiama molto opportunamente le ipotesi di autori psicoanalitici, aggiungendo ulteriori significati alla espressione artistica rispetto a quelli individuati da Freud. Vi sono quindi i grandi temi dell’attitudine creativa, che si esprime precocemente nel gioco infantile, per perdurare tutta la vita come creatività fondativa dell’essere umano, indispensabile a un buon affaccio alla vita; la funzione di trasformazione pulsionale, di protezione e difesa non solo dal dolore di un desiderio frustrato, ma più specificamente dall’angoscia di conflitti remoti infantili; la funzione riparativa di relazioni con l’altro precocemente devastate, simile a quella dell’elaborazione del lutto; una sorta di antidoto a sentimenti di disperazione e di mancanza di senso e futilità, ripristinando per via artistica un’integrità precocemente perduta. Queste categorie sono presenti nell’opera di Buzzati e individuabili nella sua biografia, laddove egli riflette ed elabora i pensieri, attraverso le lettere, gli articoli, le interviste rilasciate, le narrazioni autobiografiche e le opere tutte.

L’Autrice percorre nel suo saggio, usando sempre, ove possibile, le stesse parole di Buzzati, questa miriade di lasciti, una sorta di testamento implicito, ricchissimo di informazioni e suggestioni.
Buzzati inizia giovanissimo la carriera di giornalista al “Corriere”, una vita di gavetta ricoprendo tutti i ruoli, tra cronaca nera, critica d’arte, inviato di guerra e ruoli dirigenziali, esprimendo contemporaneamente il suo talento con la pittura e la scrittura di infiniti temi, onirici, perturbanti, inquietanti.
Erede di una importante storia familiare e di un mandato transgenerazionale, Buzzati gode di una ricchezza anagrafica e immaginifica, attraverso le vicende dei familiari, come si può desumere dall’intervista data a Panafieu, che tratta temi anche molto intimi e personali, in cui Valle entra con sensibilità sondando le profondità emozionali del dialogo. Nei racconti emerge un mondo sublime e ormai perduto che si percorre come un universo incantato e surreale. La grande Casa, il Giardino, la vita infantile dei tre fratelli, il legame con i genitori, i lutti, i giochi saranno evocati nel libro. I titoli dei capitoli narrano un percorso emotivo, lussureggiante e perturbante, tra racconti, opere grafiche, innumerevoli esperienze esistenziali, i cui Temi si rincorrono a delineare il suo grande intimo Giardino esistenziale: l’Eden, la luna, il plenilunio, la Donna, le dolci notti, il Perturbante, le vulnerabilità, il desiderio, i sogni, la solitudine, l’angoscia, la morte.
C’è un rinnovato interesse recente verso Buzzati, in quanto sono stati ripubblicate alcune sue opere, con una revisione critica della modernità e del valore della sua opera artistica così complessa. Ho anche visto recentemente il documentario sul Viaggio di Mastorna di Federico Fellini, in cui ha collaborato Buzzati. Il film avrebbe dovuto esplorare il tema della morte, dell’aldilà e del senso dell’esistenza, in uno stile onirico e spesso inquietante. A causa di disaccordi produttivi e seri problemi di salute di Fellini nel 1967, il progetto venne abbandonato, diventando uno dei più famosi “film mai realizzati” della storia del cinema. La collaborazione di Dino Buzzati fu significativa per l’atmosfera fantastica e sospesa del progetto, spesso associata ai temi cari allo scrittore, come il destino e l’attesa.
Due temi si intrecciano, il tema dell’opera mai finita, che argina così la morte, e il tema dello “stile tardo”, temi ambedue presenti sia per Fellini che per Buzzati, nell’ultima fase della vita.
Il tema dello stile tardo è stato proposto in alcuni saggi, prima da Adorno e quindi da Edward Said come caratteristico delle più floride personalità artistiche e si caratterizza per la sperimentalità e la rottura con convenzioni stilistiche precedenti. Molti autori, filosofi e psicologi hanno riflettuto su ciò che potremmo chiamare una rinascita tardiva — il risveglio di desideri, talenti o parti di sé che non avevano avuto modo di esprimersi prima.
Per taluni, invecchiare significa il declino catastrofico della perdita della forza virile, della dominanza. Nell’età tarda, si palesano altre ombre, che non si possono più arginare e disconoscere, o smerigliare con l’esuberanza della vitalità giovanile. Pian piano si entra nella mestizia della loro cupezza.
Per l’Artista, essere irriducibili di fronte alla fine significa restare fedeli al proprio pensiero o alla propria etica quando tutto spinge al compromesso consolante o alla chiusura mesta di arresa alla fine. È una forma di lucidità, ma anche di coraggio, di rivendicazione.
Mi sembra che il tema dello stile tardo venga ripreso da Silvana Valle, ma con categorie cliniche e psicoanalitiche, sviluppando un’altra logica, quella della trasformazione psichica. La fase finale è letta come trasformazione psichica e come risposta a lutti, traumi e crisi dell’identità. Qui l’opera non è resistenza al declino, ma tentativo di rielaborazione, la frattura può essere psichicamente lavorata.
Valle coglie meglio la dimensione trasformativa, fa vedere cosa la mente fa con quella frattura, e come l’opera sia un lavoro psichico. L’enfasi dello stile tardo si può volgere verso la mitologia, l’esotico, il pittoresco, il beffardo, il surreale. Opere non consolatorie per la originalità e la forza. Le immagini eccedenti diventano parodie e caricature, provocazioni disturbanti ma anche eccitanti.
La scelta stilistica tarda di Buzzati mostra floridezza, materiale grafico lussureggiante, dove sembra che voglia rimettersi al mondo attraverso una scelta di ricomposizione e libertà interiore, Buzzati usa un neologismo bellissimo “rinaturarsi”, affidando al disegno e al suo fiorire il compito di rinascere a se stesso. Come un atto di riappropriazione di sé aprendo nuove strade, risolvendo quel vissuto di attesa e di sospensione che era stata a lungo la scelta stilistica della gioventù.
La tarda età può essere una fase di creatività radicale, non perché più “saggia” o pacificata, ma perché meno compromessa, più consapevole dei limiti, più libera di essere incomoda e autentica. La vera forza della creatività tardiva sta nel non riconciliarsi con il mondo, ma nel continuare a metterlo in crisi fino alla fine. Eccedenza di materia che non sopporta più nessun centro. Che si ribella alle convenzioni.
Silvana parla di “meravigliante bulimia espressiva”, che credo colga con una precisione di freccia la natura esplosiva e contaminante del fare arte, per nutrire la sua fame di bellezza e di invenzione.
In Buzzati Testo e immagine vanno insieme, si saldano in un andirivieni di insaziabilità espressiva, quella smania creativa che fa vibrare le sue ultime opere di un rompicapo irrisolvibile, tra il bisogno di essere capito e il desiderio di non essere svelato. Questa tensione irrisolvibile fa rimanere sempre clandestini, enigmatici, e così non chiudere mai il cerchio, avere sempre qualcosa da dire, da obiettare alla vita, da ricomporre se franti, e in definitiva continuare a operare contro la morte, non essere mai arresi alla conclusione e al volo finale.

Il libro è corredato da molte opere pittoriche che donano l’indispensabile coté estetico ai temi trattati e al percorso biografico, nonché trama e visibilità alle riflessioni psicoanalitiche che sono la voce originale e interessante di questo denso e bellissimo saggio. La veste grafica raffinata dona al libro un valore estetico prezioso, come lo è il contenuto.
.Immagini:
Dino Buzzati, Le nuvole,1957, olio su tavola, 55×38, Milano, collezione privata. Catalogo p.124.jpg
Dino Buzzati, Nella Nebbia,1966, acrilico su tela, 50×70, USA, collezione privata. Catalogo p.161
Dino Buzzati, Le streghe hanno bocche.. le streghe hanno denti…tra poco cominciano i vostri tormenti, Poema a fumetti, Dino Buzzati, Oscar Ink, maggio 2017, ristampa, p 26
Dino Buzzati, Il Colombre, 1970, acrilico su tela, 100 x 119, Milano, collezione privata. Catalogo p. 248
Dino Buzzati, Miscellanea, 1964, 51×36, ubicazione ignota. Catalogo p. 145
Silvana Valle: La sua vita professionale si è distribuita tra l’attività istituzionale come direttore psichiatra del Ser.d di Belluno, di consulente del Progetto Adolescenti dell ‘ex Aussl n 1 del Veneto e l‘attività privata di psicoterapeuta psicoanalitico per pazienti anche gravi, di insegnante presso le sedi della Società Italiana di Psicoterapia Psicoanalitica, S.I.P.P, di Milano e poi Roma, e di supervisore di allievi. Attualmente, di supervisore in istituzione. L’interesse clinico e teorico e l’esperienza per le sofferenze psichiche di origine traumatica, la conducono da sempre a un’attenzione specifica per la creatività specie figurativa dei pazienti attraverso la quale si può sperare di tracciare sentieri nell’inaccessibilità del trauma, che si nega a lungo, talora per sempre, al ricordo e alla possibilità di narrazione.
Svolgendosi così da sempre il fil rouge del suo interesse umano e psicoanalitico sul crinale del trauma negato, arriva naturale l’incontro con Dino Buzzati e con l’Associazione Internazionale Dino Buzzati. Noto infatti al suo pubblico come grande e poliedrico scrittore, vissuto a Milano ma con imprescindibili radici bellunesi, da sempre dipinge e da sempre aspira ad essere pittore. E infine lo diventa, a tutto campo, e, continuando a scridipingere, affida alla raffigurazione gli aspetti più insondabili di sé e della sua complessa storia, che prima la incuriosiscono e poi la avvincono, costringendola a iniziare con lui il viaggio psicoanalitico retrospettivo che è l’oggetto di questo saggio.

