Anna Contadini (a cura di), Conoscenza e libertà: arte islamica al Museo Civico Medievale di Bologna

 In Presentazioni e Recensioni

Anna Contadini (a cura di), Conoscenza e libertà: arte islamica al Museo Civico Medievale di Bologna. Catalogo della mostra (Bologna, Museo Civico Medievale, 20 aprile ‒ 15 settembre 2024), Genova: Sagep Editori Srl.

Recensione di Andrea Luigi Corsi

Che una certa forma di libertà si possa raggiungere solo attraverso la conoscenza è un concetto che, benché specificamente di spinoziana memoria, ha le sue radici in tempi molto più antichi. Risale poi al 1971 la prima edizione del volume di Noam Chomsky che pubblica le sue due conferenze in memoria di Bertrand Russel tenute quello stesso anno al Trinity College di Cambridge, Problems of Knowledge and Freedom: The Russell Lectures, New York: Pantheon Books. Dopo aver affrontato il problema dell’acquisizione della conoscenza, Chomsky prende in considerazione gli effetti collettivi delle azioni di coloro che acquisiscono conoscenza. Anche Mauro Scardovelli pubblica nel 2008 un volume dal titolo Conoscenza e libertà: consapevolezza e crescita personale (Genova: Liberodiscrivere Editore), ma si sofferma sul concetto che solo la conoscenza di sé, cioè della natura (illusoria) della mente umana, rende l’uomo libero.

Questo titolo evocativo, Conoscenza e libertà, è stato scelto anche per la mostra ospitata al Museo Civico Medievale di Bologna, inaugurata il 20 aprile 2024, e per il relativo catalogo, da Anna Contadini, curatrice di entrambi. Il sottotitolo, Arte Islamica al Museo Civico Medievale di Bologna, fornisce la chiave di lettura: in questo caso è attraverso la conoscenza dell’altro, di una cultura poco o male conosciuta, che è possibile raggiungere la libertà, libertà di pensiero, di espressione, di acquisizione dell’universalità dell’uomo.

Il catalogo si apre con due Presentazioni, rispettivamente di Eva degl’Innocenti, Direttrice del Settore Musei Civici di Bologna, e delle conservatrici e dei conservatori dei Musei Civici d’Arte Antica di Bologna (pp. 4-5).

Tutto ciò che segue è in duplice lingua, in italiano e in inglese.

Alle Presentazioni fanno seguito, infatti, due eccellenti saggi nelle due lingue, dai titoli “Bologna e l’arte islamica” (pp. 6-35) e “Per una storia del collezionismo di arte islamica a Bologna” (pp. 36-56), rispettivamente di A. Contadini e di Mattia Guidetti, componente del Comitato Scientifico.

Entrambi i saggi costituiscono una dettagliata e dotta dissertazione sul rapporto fra Bologna e l’Islam (e poi l’arte islamica), a cominciare dall’introduzione della lingua araba fra gli insegnamenti dell’Università di Bologna dopo il Concilio di Vienna nel 1312, e sulla storia delle collezioni di manufatti islamici a Bologna a partire, forse, dal XIII secolo, mentre le monete più antiche trovate nel Bolognese sono datate a metà VIII e inizio IX secolo.

Il Catalogo dei 38 oggetti in mostra ha inizio a p. 57. Le schede, però, sono precedute, alle pp. 58-59, da due brevi ma esaustivi testi dedicati alla “Descrizione dell’astrolabio” (corrispondente al n. 1) e a “La tecnica dell’agemina” (utilizzata su più di un esemplare in esposizione), congiuntamente firmati da A. Contadini e M. Guidetti.

Alle pagine 59-131 sono collocate le schede del Catalogo, anch’esse in duplice lingua (alla pagine pari), corredate da immagini a colori a tutta pagina che illustrano i relativi manufatti (alle pagine dispari).

Molte sono le istituzioni bolognesi prestatrici degli oggetti in mostra, tuttavia, dei 38 manufatti in esposizione, ben 31 provengono dal Museo Civico Medievale (nn. 2, 4, 7-8, 10, 12-27, 29-38), tre dalla Biblioteca Universitaria (nn. 3, 5-6), uno dal Museo della Specola (n. 1), uno dalle Collezioni Comunali d’Arte (n. 11) e infine uno dal Museo di Palazzo Poggi – Sistema Museale di Ateneo (n. 28).

Le schede dei nn. 2-19, 22-23, 25 sono a cura di A. Contadini, che ha curato anche quelle dei nn. 1, 20-21, 24, 26-27 insieme con Farouk Yahia, altro membro del Comitato Scientifico. M. Guidetti è l’estensore delle schede dei nn. 28-38.

I materiali di cui sono composti (e talvolta decorati) gli oggetti esposti sono molti: dal metallo al vetro, alla ceramica, alla carta o pergamena dei manoscritti, si segnalano, inoltre, i particolari materiali con cui sono forgiate e decorate le armi o parti di armatura.

Le aree dei territori islamici da cui provengono i manufatti in mostra comprendono:

  • l’Andalusia (l’astrolabio in ottone ageminato del 1580 ca., n. 1, e le ceramiche dipinte a lustro metallico: da Manises i due vasi biansati alati della seconda metà del XV secolo, nn. 20-21 e il vaso da miele del XVIII secolo, n. 24; da Valenza il piatto cinquecentesco n. 22);
  • la Siria e/o l’Egitto (il bruciaprofumi in ottone ageminato della prima metà del XV secolo, n. 2; il manoscritto del De materia medica di Dioscoride in arabo datato al 642H./1245d.C, n. 5; la brocca, l’aspersorio, il bruciaprofumi in ottone ageminato ‒ di tardo XIII secolo i primi e di XV secolo l’ultimo, nn. 13-15 ‒ e il piccolo candeliere in ottone di XVII secolo, n. 16; la fiala in vetro blu del XIII secolo, n. 25, e infine l’elmo in acciaio di inizio XVI secolo, n. 38);
  • l’Anatolia (il candeliere in ottone ageminato di tardo XIII-XIV secolo, n. 12; le due brocche in ceramica da Iznik ‒ antica Nicea ‒ di metà XVI secolo, nn. 17-18; e tutte le armi o parti di armatura esposte ‒ eccetto l’elmo n. 38 dall’Iraq ‒ risalenti al XVII secolo: tre scimitarre con fodero, nn. 29-31; un brocchiere in legno, vimini e metallo dorato, n. 32; un arco composito in legno, corno e pelle, n. 33; e due faretre con turcasso in pelle, velluto e filo metallico, nn. 34-35 e 36-37);
  • l’Iraq (da Mosul i due ottoni ageminati della prima metà del XIII secolo: il portapenne, n. 7, e la tazza, n. 8). I disegni della tazza n. 8 e dei dettagli dell’iscrizione, ad opera dell’orientalista italiano Michelangelo Lanci (m. 1867), sono visibili alla mostra in quanto illustrazione del volume di quest’ultimo, Trattato delle simboliche rappresentanze arabiche (Parigi, 1846, vol. 3), n. 9.

Di dubbia attribuzione a Venezia o alla Turchia ottomana sono il vaso e la bottiglia in vetro colorato e dipinto in oro di epoca incerta fra il XVII e il XIX secolo, nn. 26-27. Si tratta, peraltro, degli unici due oggetti inediti esposti e nella scheda viene precisato che altri due pezzi fanno parte dello stesso insieme, provenienti probabilmente dalla collezione Cospi.

Infine, nove sono gli esemplari di produzione italiana in mostra che, a diverso titolo, sono da connettere con la società e la cultura islamica.
Si tratta del fac-simile di una pergamena probabilmente bolognese (1438 ca.) recante la traduzione in ebraico del Canone di medicina del filosofo e medico musulmano Abū ʿAlī Ibn Sīnā (m. 1037), noto in Occidente come Avicenna (n. 3); il fac-simile del volume a stampa da Venezia recante i Discorsi di P.A. Mattioli di Pedacio Dioscoride Anarzabeo della materia medicinale (1568), il cui originale è alla Biblioteca Alessandrina a Roma (n. 6); il manoscritto in pergamena prodotto a Bologna e datato al 1314 della Matricola dei Merciai, il cui frontespizio reca dei medaglioni circolari che racchiudono lettere dell’alfabeto arabo in cufico ‒ il più antico carattere della scrittura araba ‒ risparmiate in bianco su fondo oro che verosimilmente compongono la parola al-mulk, “il regno” (n. 10).

Sono in mostra anche una pittura toscana a tempera su tavola degli anni 1370-1380 raffigurante Cristo Redentore, le cui vesti e mantello hanno bordure recanti caratteri pseudocufici e pseudoebraici (n. 11), e un olio su tela da Bologna del 1700 ca., che è uno dei sei dipinti commissionati per celebrare il Trattato di pace di Carlowitz (n. 28): al centro è raffigurato, fra gli altri, l’inviato ottomano accompagnato dal suo segretario.

Di produzione italiana sono infine tre manufatti in ceramica: un albarello da Faenza della prima metà del XVI secolo raffigurante il busto del succitato Avicenna (n. 4); una fiasca prodotta in Italia centrale nel XVII secolo la cui decorazione floreale si ispira a quella della produzione ottomana di Iznik (n. 19); infine un piatto da Gubbio datato al 1532 il cui retro è dipinto a lustro metallico, una tecnica decorativa di origine islamica risalente all’Iraq del IX secolo (n. 23; cfr. i lustri andalusi nn. 20-24).

Chiudono il volume 10 pagine di Bibliografia (pp. 132-141).

In conclusione, benché le collezioni di manufatti islamici conservati a Bologna includano molti altri esemplari (si veda il saggio iniziale di M. Guidetti), gli oggetti esposti al Museo Civico Medievale fino al 15 settembre 2024 costituiscono senz’altro il nucleo storicamente più rappresentativo. Questa iniziativa è senza dubbio un’opera meritoria, dopo la grande mostra di manufatti islamici da collezioni italiane ospitata nel 1993-1994 al Palazzo Ducale di Venezia e curata da Giovanni Curatola, e ‘fa eco’ alla prima mostra ‘regionale’ di oggetti islamici provenienti da collezioni pubbliche, quella delle raccolte nelle istituzioni napoletane in esposizione al Museo di Capodimonte di Napoli, a cura di Umberto Scerrato, del 1967.

Immagini:

Piatto in ceramica dipinta a lustro metallico, Valenza (Andalusia), 1513-1521, Bologna, Museo Civico Medievale, inv. 2789 (in mostra con il n. 22).
Fiala in vetro blu con smalti policromi e oro, Siria, XIII secolo, Bologna, Museo Civico Medievale, inv. 1395 (in mostra con il n. 25).
Scatola portapenne in ottone ageminato in oro e argento, Mosul (Iraq), prima metà del XIII secolo, Bologna, Museo Civico Medievale, inv. 2129 (in mostra con il n. 7).

 

Anna Contadini è professoressa ordinaria di Storia dell’arte islamica presso la SOAS University di Londra , Art & Archeology, Department Member. I suoi principali ambiti di ricerca sono la cultura del libro illustrato del mondo islamico; gli studi sugli oggetti; la traslocazione e la transculturazione; e i contatti artistici e culturali tra l’Europa e i paesi islamici.

Andrea Luigi Corsi è docente a contratto di Archeologia e storia dell’arte islamica presso la Sapienza Università di Roma e Ricercatore Associato presso il Department of History of Art, University of York. Si occupa principalmente di cultura materiale del primo periodo islamico ed è attualmente membro del progetto “Hodeida: Urban-Architectural Survey of the Ottoman City in the Context of the Coastal Area (Red Sea) of the Tihama Region (Yemen)”, diretto da Maria Vittoria Fontana, per il quale è responsabile dello studio degli elementi architettonici lignei.

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