AMBIENTAL…MENTE

Ambiental…mente. Parco-scultura a Piazze, Siena.
Viene inaugurato sabato 20 giugno alle ore 17.30, a Piazze in provincia di Siena, Ambiental…mente, forma innovativa di parco-scultura che mira a coniugare sensibilità e pedagogia ambientale all’amore per l’arte, in un contesto ricco di storia e cultura. Situata in un’area lussureggiante della bassa Toscana, tra Città della Pieve e San Casciano dei Bagni, il Parco nasce dal lungo sodalizio tra l’artista umbro Marco Agostinelli, direttore artistico dell’associazione culturale R.O.SA.M. – da lui fondata assieme alla critica d’arte Roberta Semeraro a Venezia nel 2008, con lo scopo di promuovere l’arte e la cultura in collaborazione con artisti e operatori culturali nazionali e internazionali, enti pubblici e privati, istituzioni e fondazioni bancarie – e Anna Serena Zambon, presidente di Ambiental…Mente. La rivista Aracne è felice di dare notizia dell’evento attraverso tre brevi contributi che nel loro insieme vogliono dare un senso della storia, filosofia e ambizione di una realtà che sarà aperta al pubblico da venerdì 26 luglio ogni venerdì, sabato e domenica dalle ore 11 alle 19.

Seguono, nell’ordine: 1) il progetto che descrive la concezione e le finalità del parco; 2) un statement filosofico, dal titolo “Convivenza generativa e terzo paesaggio”, del direttore Marco Agostinelli, che illustra i principi che hanno, letteralmente, animato e dato vita a quanto si va materializzando; 3) infine, una breve intervista con la Dr.ssa Zambon, ideatrice del Parco, già psicoanalista da sempre attiva nel sociale, di cui ricordiamo la fondazione nel 1997 della storica iniziativa dei Siblings, associazione impegnata su tutto il territorio nazionale in azioni di supporto dei fratelli e delle sorelle di persone disabili. (L’intervista originale, del locale FAI, risale al dicembre scorso ed è qui arricchita da alcune considerazioni finali.)

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Il progetto
Il progetto Ambiental…Mente nasce dalla consapevolezza che il binomio arte-natura sia un valore assolutamente vincente e che il luogo prescelto abbia caratteristiche logistiche di grande richiamo, trovandosi situato in quel triangolo turistico, di cultura e di incantevole bellezza quali sono i territori dei comuni di Cetona, San Casciano e Città della Pieve.
Il progetto si snoda in un parco di circa due ettari e mezzo, con molti cipressi, pini, querce, ulivi, una piccola vigna e molti alberi da frutto, oltre a tutta la vegetazione collinare tipica della zona. All’interno della proprietà c’è anche un piccolo immobile rurale che sarà adibito a book-shop con funzioni di biglietteria e caffetteria, dove saranno rese disponibili informazioni sulle sculture, sugli artisti e sulle piante del parco.
Entrando nel merito del concetto di parco-scultura, vorremmo precisare che stiamo lavorando in difesa della natura, avendo la consapevolezza che il comportamento rispetto all’ambiente va cambiato. Non a caso tutti gli artisti chiamati a contribuire al progetto hanno nella loro ricerca uno spiccata consapevolezza attorno ai temi dell’ecologia e della sostenibilità. Proprio per questi motivi – che potremmo chiamare di educazione ambientale – è nostro obbiettivo coinvolgere gli istituti scolastici della zona, richiamando già i bambini e i ragazzi a quella attenzione vitale verso questo tema. E lo vogliamo fare non soltanto attraverso visite guidate, ma anche attraverso un coinvolgimento attivo delle nuove generazioni: realizzando, cioè, insieme a loro laboratori creativi interattivi all’aperto, coinvolgendoli attivamente nella realizzazione di piccole opere d’arte che ogni anno verranno esposte al pubblico come risultato finale del lavoro fatto insieme.
Intendiamo, nell’ambito del progetto, mettere in atto tutte le nostre conoscenze scientifiche per migliorare complessivamente il nostro habitat. La ricerca, il lavoro, la politica, la cultura tutta e ovviamente l’arte devono assieme attivare quei processi innovativi e divulgativi che, attraverso il rispetto delle risorse, possano creare equilibrio e addirittura plusvalore della qualità e dell’offerta ambientale insite nella concezione del parco-scultura. È cosa risaputa, infatti, anche se non del tutto acquisita come conoscenza fattiva, che la tutela delle biodiversità, del paesaggio e delle buone prassi nella conduzione agricola sono i primi strumenti per contrastare i cambiamenti climatici, le crisi idriche ed energetiche, il surriscaldamento globale, l’inquinamento marino e quello terrestre.

Queste sono soltanto alcune delle cose che “giocando” con le nuove generazioni attraverso l’arte e la creatività, vogliamo introdurre per far accrescere in loro la consapevolezza sul tema, perché non possiamo continuare assolutamente a ripetere gli stessi errori del passato. Promuovere l’educazione ambientale in concerto con tutti i cittadini, e in particolare con le nuove generazioni, è l’importante e primaria sfida di Ambiental…Mente, da coniugare e veicolare attraverso l’arte e la bellezza.
Riguardo alle sculture, possiamo già dire di averne, tra quelle installate e da installare, una trentina, garantendo quindi da subito un percorso e una visita di tutto rispetto. Tra gli artisti che hanno già contribuito al progetto, alcuni con più di un’opera, annoveriamo: Marco Agostinelli, Alberto Alunni, Brunivo Buttarelli, Nicola Carrino, Francesco Carloni, Michele Ciribifera, Mahnaz Ekhtiary, Marino Ficola, Simone Filosi, Silvia Garau, Mirna Manni, Alessandro Marrone, Paolo Mayol, Jessica Moroni, David Nash, Monica Pennazzi, Giò Pomodoro, Alessandro Rossi (noto anche come Alero), Silvia Pepe, Maria Teresa Sabatiello, Stefania Sergi.
Le opere al parco si nascondono nella natura o si arrampicano sui vari dislivelli del terreno. Sembrano surreali, quasi magiche. Sono fatte di legno, di ferro, di pietra e si modificano con il tempo, seguendo i ritmi delle stagioni, consumandosi anche insieme alla natura. Per questo appaiono come qualcosa di vivo, indissolubilmente legato alla terra e alla natura che le circonda. E per questo Ambiental…Mente non è un museo ma qualcosa di veramente vivo: un luogo di meditazione, un percorso per imparare a capire la natura e l’arte, ma anche per giocare e di sicuro rilassarsi, un’esperienza per guardare il mondo con occhi nuovi e diversi, infine è un luogo di pace.

Ribadiamo, con questo progetto, la nostra intenzione di creare un importante valore aggiunto per tutto il territorio circostante, portando qualcosa di nuovo, diverso e utile per la zona, dall’indubbio e favorevole impatto ambientale, con riverberi fruttuosi sia sulla vita sociale e culturale che sulla crescita generale del territorio.
Ambiental…Mente si prefigge, infine, attraverso l’arte contemporanea, di creare a Piazze di Cetona un osservatorio permanente regionale e nazionale di studi, di arti, di ricerca e di divulgazione educativa per la Difesa e la Tutela della Natura a partire dal 2026. A tal fine vogliamo anche coinvolgere nella struttura del Parco, e presso il comune di Cetona, in dibattiti pubblici e conferenze sul tema dell’ecologia e sostenibilità, personaggi che si occupano da sempre di salvaguardia dell’ambiente. Tra questi, registi, scrittori e filosofi, politici e ricercatori, capitani d’azienda e imprenditori “illuminati”, amministratori locali e nazionali, che nel loro lavoro hanno da sempre manifestato di avere a cuore i temi afferenti alla missione del Parco.

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Convivenza generativa e “terzo paesaggio”
Ambiental…Mente vuole essere un’appassionata difesa di una tipologia di ambiente che occupa una posizione intermedia tra un paesaggio molto antropizzato e uno invece ancora incontaminato. Si tratta infatti di un luogo, il nostro parco, in precedenza controllato e plasmato dall’uomo, ma in seguito abbandonato, rendendo possibile lo sviluppo di una nuova biodiversità vegetale. Il parco di scultura è una tipologia di ambiente estremamente antropizzata e controllata, dove la spontaneità e l’abbandono che lo hanno contraddistinto non possono, e non devono, più avere il sopravvento. Tuttavia, questo concetto diventa molto utile per comprendere la possibilità di convivenza fruttuosa tra uomo e ambiente, nella quale la natura assume un ruolo preponderante e l’uomo, in questo caso l’arte, si adatta al paesaggio, modellandosi sulle sue caratteristiche e necessità, ma anche riconnotandolo e determinandone uno sviluppo diverso e ulteriore. Nel nostro caso il recupero artistico, infatti, ha significato restaurare e rivitalizzare la natura. Il parco-scultura rappresenta, in questo senso, una possibile veicolazione, una vera e propria ambientazione, delle modalità espositive dell’arte contemporanea. Non è, e non vuole essere un museo, in cui le opere sono isolate e decontestualizzate all’interno di uno spazio più o meno asettico; né è da intendersi come un “monumento”, in cui il valore comunicativo dell’opera si traduce in un’occupazione dello spazio urbano. Piuttosto si prefigge di essere una creatura organica, vitale, dove promuovere una convivenza pacifica e rispettosa: un contenitore dove la natura contribuisce a rimodellare l’arte in una assoluta convivenza generativa.
Alla luce di tutto questo, con l’espressione «terzo paesaggio», introdotta dal paesaggista Gilles Clément, si indicano i luoghi abbandonati dall’uomo: i parchi e le riserve naturali, le grandi aree disabitate del pianeta, ma anche spazi più piccoli e diffusi, quasi invisibili. Sono compresi perfino i ciuffi di «erbacce» al bordo strada o i rovi e le sterpaglie che crescono nelle aree industriali dismesse. Nel terzo paesaggio troviamo luoghi in cui l’assenza dell’attività umana ha generato un rifugio per la conservazione della diversità biologica. Ciò che è «incolto» o ciò che definiamo «erbaccia» diventa, in simili contesti, luogo ed elemento privilegiato del cambiamento ecologico.

Per i giardinieri planetari, cioè per coloro che intendono lavorare la terra rispettandone la biodiversità, basterà allora seguire il flusso naturale dei vegetali, talvolta assoggettarsi a loro, inscriversi nella corrente biologica che anima il luogo, per orientarla. Nel terzo paesaggio è centrale l’approccio ecologico che contraddistingue il rapporto uomo/natura, che ci invita a percepire la terra come entità viva, come un grande giardino in cui tutti i frammenti di paesaggio ignorati ci offrono opportunità di rigenerazione.
Il parco Ambiental…Mente era un tipico esempio di “terzo paesaggio” almeno fino all’inizio del 2025. In questi mesi abbiamo imparato a rispettare e conservare il suo flusso generativo, nell’importante biodiversità tipica della nostra zona collinare ai piedi del Monte Cetona. Nostro obiettivo è di coniugare questo flusso con l’arte plastica, seguendo con grande attenzione la naturale biodiversità dell’area, la sua dimensione di rifugio conservativo in armonia con l’uomo, che con la nostra presenza vogliamo perpetuare, arricchire e mai stravolgere.

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Intervista con Anna Serena Zambon
Avremmo piacere di conoscere da dove nasce questa sua passione per l’arte e per la scultura soprattutto?
A.Z. Molto semplice. A parte l’interesse che regnava in casa mia dove sono nata, appena sposata con mio marito, Peter Hobart, abbiamo sognato e poi realizzato un parco di scultura in Ohio, USA e poi in Italia. Peter, pur essendo americano si laureò in Italia con una tesi sull’Arco di Settimio Severo a Roma.
Quali sono i suoi scultori moderni e contemporanei preferiti?
A.Z. Impossibile elencarli tutti. Inizierò da Giò Pomodoro, grande amico, e Beverly Pepper. E poi Nicola Carrino, Costantino Nivola, David Smith, Eduardo Chillida, la mia grande amica Barbara Chase e il giapponese Kan Yasuda. Naturalmente essendo io amica di Peter Murray, Direttore del rinomato Yorkshire Sculpture Park in Inglhilterra, impossibile non inserire Henry Moore.
Questo suo amore per la natura è una cosa che le appartiene storicamente o le è cresciuto maggiormente con questa sua lunga permanenza in Toscana?
A.Z. Ho scelto di lasciare Roma qualche anno fa e di trasferirmi qui nella campagna toscana per amore della natura. Come molti amici artisti stranieri hanno notato, qui, i contadini piantano nel loro terreno cipressi, ulivi, pini e rosmarini con la maestria degna di un architetto. Incredibile, ma vero.
Abbiamo avuto occasione di sapere che il lavoro del vostro parco naturalistico di scultura avrà anche un risvolto educativo verso le scuole del territorio e quindi verso le nuove generazioni. Quanto è importante oggi trasmettere questi valori?
A.Z. Più che importante è essenziale. L’amore per la bellezza deve iniziare assai prima dell’età scolare, già con la nascita del linguaggio: “Guarda che bello!” dovrebbe essere il primo invito di una madre alla sua creatura, che deve imparare a guardare per capire la bellezza. Penso a un genitore che suggerisce di ammirare la fogliolina che cresce su un ramo o un fiore che sta per sbocciare. Bisogna prima di tutto imparare a guardare, ed è ciò che mi auguro possa promuovere il Parco. Per dirla con Marco Dallari – autore di La bellezza di Sophia, un libro che consiglio a tutti di leggere – che qui cito da una sua intervista (Artribune del 7 aprile): “Il bisogno e il piacere di conoscere, l’idea freudiana di pulsione epistemofilica, è presente già nella primissima infanzia. E l’arte, come già sosteneva Schopenhauer è indispensabile elemento di conoscenza… Ciò che consiglio è di coltivare e promuovere anche nei piccoli la curiosità e il desiderio di esplorare… vedere un’alba o un tramonto alle foci di un fiume vicino a casa può essere più bello e suggestivo che ammucchiarsi per andare come pecoroni in fila a Sharm el-Sheikh.” La funzione, e la speranza, del Parco e di Ambiental…mente è tutta qui!

Pubblicato nel mese di Giugno 2026

