Le identità armoniosamente iconiche di Urs Lüthi e David Bowie. L’Androginia tra mito e cultura visuale
di Alessandra Olivares
Abstract
I Soggetti eccentrici di Teresa de Lauretis e i Soggetti nomadi di Rosa Braidotti sono quegli individui che si collocano al di fuori delle rappresentazioni simboliche socialmente riconosciute e che incarnano identità multiple e mutevoli, mettendo in discussione il rigido modello binario maschile/femminile. In questo contesto di identità fluide e sfuggevoli, dove crossdresser, transgender, travestiti, bisessuali e omosessuali hanno sempre maggiore visibilità, riemerge il mito dell’androgino, come espressione di totalità e armonia. L’androginia è un archetipo primordiale capace di mettere in crisi perché minaccia sia i presupposti relativi all’essere uomo o donna, sia l’ordine sociale costruito su una presunta superiorità maschile. Infatti l’androgino considera il maschile e il femminile due principi fondamentali e di pari dignità, dal momento che uno non può funzionare senza l’altro. Per questo, secondo June Singer, rappresenta il «principio guida della Nuova Era».
Nell’arte di Urs Lüthi la centralità che il corpo assume nella sua opera è coerente con il messaggio unitario della sua poetica che riflette sull’identità, sulla sua totalità perduta e, più in generale, sulla condizione umana. Il carattere androgino dell’opera di Lüthi ha lo scopo di indurre lo spettatore a prendere parte attiva nel percorso di ricerca di una totalità identitaria, che evidentemente egli sente come l’unica soluzione alla complessità di una società che ha ridotto ogni cosa alla differenza tra i sessi. La sua immagine, sempre in equilibrio sottile e malinconico tra il maschile e il femminile, riflette il doppio che è nascosto in ognuno di noi. Tuttavia, nei lavori più recenti dell’artista svizzero il corpo e il volto spariscono dietro le rovine dell’anima che la seduzione del messaggio pubblicitario implica. Il desiderio di paradisi artificiali in cui tutti sono belli e felici si traduce nella rappresentazione di surrogati, in cui l’umano è assente, ciò che resta di lui è il fascino inquietante dell’immagine pubblicitaria. In questo senso la rappresentazione dell’androginia umana come condizione ideale dell’essere resta ancora un’idea mitica.
David Bowie, pioniere indiscusso del glam rock negli anni Settanta, i cui protagonisti esibivano una sessualità spiccatamente androgina, è probabilmente la rockstar che meglio di tutte ha saputo creare un alter ego androgino, carismatico, ipnotico e indimenticabile. È dall’incontro con il fotografo Mick Rock che nascono alcune delle immagini più iconiche e affascinanti di quella fusione dei Due in Uno che Bowie è riuscito ad incarnare in modo sublime. Tra il 1972 e il 1973, Rock ha documentato la nascita di Ziggy Stardust, la rockstar extraterrestre attraverso cui il cantante londinese ha raggiunto l’apoteosi dell’equilibrata e incantevole rappresentazione dell’androginia come icona di vita, dimostrando di non temere il “lato femminile” della propria natura.
Parole chiave: Androginia, fotografia, travestimento, cultura visuale, moda.


