PALERMO: UN PELLEGRINAGGIO
di Maria Virginia Cardi
Città mondo per la millenaria stratificazione di culture, di popoli, di sedimenti mnestici e archeologici. Di una vivezza estrema, per la sua luce potente, l’azzurro del cielo, accresciuto dai riflessi di un mare profondo. Palermo, adagiata in una conca lambita dal Tirreno, è chiusa da montagne insieme aspre e verdeggianti. Arrivarvi in aereo è un’immersione nei colori forti dei suoi elementi, in una sostanza originaria.
La città si tinge dell’ocra intensa della pietra che ha costruito le sue porte, le antiche mura normanne, le chiese, i palazzi. La dominante cromatica terrigna, in specie arrivando al tramonto, dopo il lungo percorso tra il mare e i declivi della conca d’oro, si intride di una lucentezza calda, avvolgente, quasi involucro placentale. Palermo cattura per i suoi opposti, per la struggente bellezza, l’araldica distinzione dei suoi palazzi, fieri nei loro prospetti articolati, nei portali enfatici, e al contempo per la sua decadenza, gli edifici in rovina, con gli intonaci anneriti e in esorabile degrado. Questo suo disfarsi pur contraddice la vocazione rigeneratrice propria della vivezza della sua storia, quasi che la rovina fosse un cambiamento di stato, un divenire altro. . . .


