L’autoscatto ovvero la necessità dell’autorappresentazione

 In La camera ibrida, Tematiche


Cindy Sherman, Untitled

Nella vastissima bibliografia relativa alla fotografia non abbiamo trovato una vera e propria trattazione specifica sull’autoscatto, mentre siamo convinti che questo non sia semplicemente una “tecnica”, bensì una vera e propria metodologia creativa, con i suoi fondamenti e le sue finalità, ed anche con le sue differenti tecniche d’esecuzione. Nei libri di fotografia, è vero, troviamo capitoli dedicati all’“autoritratto”. all’“autorappresentazione”, alla “percezione del Sé”, all’“identità allo specchio”, ma non una riflessione teorico-critica sulla realizzazione dell’autoscatto .
Sono più di dieci anni che ci dedichiamo allo studio degli artisti che con la fotografia si “autoscattano” e abbiamo rintracciato circa ottocento autori, dagli anni Settanta ad oggi, famosi ed emergenti, anziani e giovani, di bravura eccezionale e meno, e quello che più colpisce è proprio la vastità del fenomeno.
Diciamo subito che per “autoscatto” intendiamo tutte le forme con cui un artista realizza la fotografia di sé o di una sua parte: con il temporizzatore, con il flessibile, con la camera in mano, con il porre una parte di sé direttamente sull’apparecchio riproduttore (ad esempio lo scanner), con il telecomando ed anche con la foto scattata materialmente da un altro all’artista che si è “messo in posa”, perché chi materialmente scatta la fotografia è quasi sempre anonimo, avendo una funzione meramente meccanica.

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