Intervista a David Maclagan

 In Artisti fuori, Tematiche


Opera di Martin Ramirez

David Maclagan si occupa da anni delle tematiche connesse all’outsider art, ha pubblicato numerosi articoli sull’argomento ed è autore del libro “Outsider Art. From the Margins to the Marketplace” edito da Reaktion Books, la cui lettura ha ispirato alcune delle domande presenti nell’intervista. Le sue molteplici esperienze in questo ambito, in qualità di artista, arte terapeuta e docente universitario in Yorkshire, rendono il suo punto di vista particolarmente affascinante. Partendo da questa prospettiva ampia e, al tempo stesso, inusuale, Maclagan ci fornisce un’analisi dei nodi teorici fondamentali per una comprensione iniziale del concetto di outsider art, dei suoi sviluppi più recenti in relazione al panorama dell’arte contemporanea e delle sue interazioni con le pratiche dell’arte terapia.

Come ha avuto inizio la sua esperienza nel campo dell’outsider art?
Mentre studiavo storia a Oxford sono rimasto affascinato dal surrealismo, una fascinazione in parte correlata ad un interesse più ampio per le produzioni artistiche singolari (come il Palais Idéal di Ferdinand Cheval).
In seguito, mentre studiavo pittura al Royal College of Art, a metà degli anni ’60, mi misi alla ricerca di produzioni creative “fuori dagli schemi” e acquistai un libro intitolato “Though This Be Madness” (Thames & Hudson, 1961), che analizzava diversi artisti psicotici (inclusa Aloïse). Questo interesse per l’arte e la malattia mentale è riapparsa più tardi, durante il periodo di formazione come arte terapeuta, mentre lavoravo in grandi ospedali psichiatrici.

A suo parere quali sono le caratteristiche più toccanti delle produzioni outsider rispetto a quelle più tradizionali?
E’ interessante che tu stia usando la parola “toccanti”, perché spesso il pathos deriva dallo scarto tra l’intensità del lavoro e le condizioni marginali in cui talvolta gli artisti outsider vivono e operano (Martin Ramírez è un buon esempio: un paziente con un disagio mentale costretto per anni a nascondere la sua sorprendente produzione artistica prima che fosse scoperto [il suo talento n.d.r.]). Troverei difficile descrivere ad esempio il lavoro di Adolf Wölfli o di Augustin Lesage come “toccante”: talvolta c’è un sentimento strano e remoto connesso all’outsider art, anche se ovviamente un certo tipo di outsider art è disperatamente e dolorosamente espressiva…

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