Fabula rasa ovvero gli occhi al cielo

 In La camera ibrida, Tematiche


Luigi Ghirri, Infinito

«Il sereno è la più diffusa delle nubi» (E. Montale)

Il titolo del XXXVIII congresso AISS – Associazione Italiana Studi Semiotici – Roma 2010, “L’atmosfera della Fototografia”, mi lascia libero di una ricerca non vincolata e a trovare una chiave per poterne parlare. Il metodo adottato è quello della semiotica standard nell’accezione di modello, di riferimento a un livello predefinito di qualità.
Nella “megaloscopia” contemporanea (P. Virilio) la fotografia si è come climatizzata e abbiamo un’abitudine quasi narcotica al suo uso. Qui mi interessano invece le Ex-foto, nel senso di Ex-voto, cioè dedicate, come per grazia ricevuta, all’illuminazione d’un problema di senso. L’autore o meglio il corpus testuale prescelto è di Luigi Ghirri, il quale sosteneva vigorosamente che il suo intento non era scattare foto, ma costruire immagini. Il mio intervento s’inscrive quindi nel proposito di Roland Barthes nella Camera Chiara: « Je voudrais faire une histoire du regard.»
Senza però condividere l’opzione ontologica su cui si fonda, che ci sembra fondata sulla specificità del medium analogico a cui fa riferimento. Nella fotografia analogica infatti ciò che è particolarmente significativo è la traccia, la presenza irriducibile del soggetto che è stato o ha posato davanti all’obbiettivo. Una tecnologia che ha generato lo “spettro” della presenza. Ritengo che sia il momento di contrastare il presupposto referenzialista, le riflessioni sull’ontologia fotografica per porci risolutamente il problema della sua significazione testuale.

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