Vincent Van Gogh. Stelle dall’abisso

 In Intorno all’origine, Rubriche

«Scendere in una miniera è una sensazione molto sgradevole. Si scende in una specie di cesta o gabbia, come un secchio nel pozzo; ma qui si tratta di un pozzo profondo 500-700 metri, così che quando si guarda in alto dal fondo, la luce del giorno ha le dimensioni di una stella nel cielo […] I minatori vi sono abituati e tuttavia non riescono mai a vincere un giustificato senso di paura e di orrore»

Il brano citato compare in una lettera di Vincent Van Gogh del mese di aprile 1879, inviata al fratello Theo dal distretto minerario belga del Borinage, dove si dedica a evangelizzare e curare i minatori e le loro famiglie, povero lui stesso tra i più derelitti.

Con stupore ed emozione, cercando notizie sull’attività mineraria del Borinage, trovo una fotografia con una immagine perfettamente aderente alla descrizione di Van Gogh. Sappiamo da testimonianze dei minatori – molti italiani lavorarono in quelle miniere e tanti vi perirono – che la discesa poteva essere vorticosa, il filo oscillare come un pendolo e la cesta girare in tondo; la discesa doveva essere corretta da contrappesi e tiranti che ne regolassero la stabilità. Il racconto di Vincent sembra riflettere ciò che era per lui la scrittura, una discesa nell’abisso di sé stesso, un vorticoso movimento di conoscenza di sé, regolato da tiranti e contrappesi per contenere la spirale della sua stessa vita e l’eccitazione ardente della sua ricerca artistica. Theo gli aveva fornito il contenimento necessario per immergersi e risalire, ogni volta, dal baratro. . . .

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