Dante in Gambalunga: una storia di collezionismo privato e di mecenatismo cittadino

 In Il tempo delle figure. 400 anni di Biblioteca Civica Gambalunga, Rubriche

Piccole luminose sfere dorate preannunciano la preziosità del codice gradenighiano: il manoscritto 1162 della Gambalunga contenente la Commedia dantesca. Ritenuto un documento di rara eccellenza per la nobile committenza e per l’apparato iconografico, è progettato alla fine del Trecento da Iacopo Gradenigo.
                             
I collezionisti del manoscritto.
Gradenigo, detto il Belletto, appartiene all’aristocrazia millenaria veneziana ed esercita la professione politica, rappresentando gli interessi della laguna in numerose città italiane. Nei momenti di pausa dal dovere si dedica alla composizione letteraria e alla trascrizione della Commedia. È, infatti, abitudine della nobiltà del tempo copiare l’opera per la propria famiglia, alimentando in questo modo il culto dantesco.
L’aristocratico veneziano dichiara di essere autore del manoscritto in un sonetto incollato all’interno del piatto anteriore. Inoltre, la prima carta reca traccia dello stemma dei Gradenigo a cui è stato sovrapposto quello dei Sanudo. Dell’originale rimangono due cimieri sormontati rispettivamente da un torso d’uomo e dal grifo coronato, simbolo quest’ultimo della città di Perugia. . . .

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