Simona Stivaletta: Mediare il futuro

 In Raccordi, Rubriche

Più o meno un anno fa, quando per la prima volta mi sono avvicinato alle opere di Simona Stivaletta, l’ho descritta frettolosamente come “ingannevolmente naïf”. Ora mi rendo conto di aver intuito più, forse, di quanto avessi potuto immaginare. Perché la sua “ingannevolezza”, ad una ricerca profonda e sistematica, si rivela di più ampia portata. E l’apparente qualità “naïf” della sua pittura risulta pervasa, in ultima analisi, da un elemento di “familiare inquietudine”: da una capacità intrigante di mescolare disparate tradizioni pittoriche, provenienti da altri tempi e luoghi, per arrivare a produrre un’espressione squisitamente contemporanea di ciò che lo psicoanalista Christopher Bollas definisce il conosciuto-non-pensato. Stivaletta è davvero, oserei dire, un’espressione del nostro conosciuto-non-pensato: un lento ribollire di elementi di un inconscio iconografico quasi senza tempo che ci accomuna tutti, il cui esito – precisamente nella sua dimensione di “familiare inquietudine” – porta la discreta ma inconfondibile firma di una innovativa e creativa forza contemporanea…

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