Incontri con Anna Di Prospero tra contemporaneità e Seicento

 In Ricerche

Conosco Anna Di Prospero in un mite pomeriggio di fine estate, in un museo nel centro di Adria, il MAAD. Anna sembra sola tra i visitatori festanti per l’inaugurazione di “Indagine sull’imperfetto” (1). Si muove leggera, come se la sua anima fosse più presente del suo corpo, in effetti minuto e poco appariscente. Non si direbbe una delle artiste più talentuose della fotografia contemporanea (2). Anche dopo che Maria Livia Brunelli, la curatrice della mostra, me la presenta, trovo in lei ancora una certa indeterminatezza in cui comincio però ad intravvedere qualcosa di forte e deciso. Succede quando Anna corregge una mia affermazione: “Non due anni ma tre (3) ce ne sono voluti per realizzare Self portrait at home ” dice, con inaspettata risolutezza, quando parliamo del tempo trascorso per realizzare il suo primo progetto fotografico.
“Mi è piaciuto molto quel lavoro”, continuo, “il modo in cui hai dovuto conquistare quella casa estranea, farla diventare parte della tua vita, accettarla.” Avevo trovato quelle immagini straordinariamente silenziose: si trattava di fotografie ma ne percepivo un rumore sospeso, quello che si crea quando vi è assenza totale di suoni…

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