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Uncategorized – Aracne https://aracne-rivista.it Rivista d'Arte Mon, 06 Oct 2025 11:00:55 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.0.6 LA INVENCIBLE DESARMADA https://aracne-rivista.it/la-vencible-armada/ https://aracne-rivista.it/la-vencible-armada/#respond Mon, 06 Oct 2025 07:47:07 +0000 https://aracne-rivista.it/?p=6182

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Un ballo in maschera, da Stoccolma a Boston. Parte I https://aracne-rivista.it/un-ballo-in-maschera-da-stoccolma-a-boston-parte-i/ https://aracne-rivista.it/un-ballo-in-maschera-da-stoccolma-a-boston-parte-i/#respond Sun, 01 Oct 2023 06:08:23 +0000 https://aracne-rivista.it/?p=4979

Ricordando il 210° dalla nascita di Giuseppe Verdi

Un ballo in maschera, da Stoccolma a Boston

di Claudia Antonella Pastorino

Per ricordare e onorare il 210° dalla nascita di Giuseppe Verdi (1813-1901), ho scelto Un ballo in maschera, l’opera più bella della sua produzione centrale, quella tra la Trilogia (Rigoletto, Il Trovatore, La Traviata), i rifacimenti e i nuovi titoli che chiuderanno il ciclo di una gloriosa attività (La forza del destino, Don Carlo, Aida, Otello e Falstaff). In queste colonne viene ripercorsa la sofferta genesi a causa dei problemi con la censura presente negli Stati italiani di allora e le difficoltà da parte del compositore d’imporre i suoi inoppugnabili concetti teatrali, rivelatisi sempre infallibili per la riuscita dei soggetti scelti. Poiché un regicidio in scena non era ammesso, la storia del re svedese Gustavo III – assassinato nel 1792 durante un ballo mascherato – verrà spostata a Boston alla fine del XVII secolo e il re diventerà il Conte Riccardo. Dopo molte diatribe soprattutto con Napoli, cui l’opera era inizialmente destinata, arriverà l’andata in scena al Teatro Apollo di Roma il 17 febbraio 1859. Non era un soggetto nuovo, essendo già stato riproposto anni prima da Daniel Auber e Saverio Mercadante, ma Verdi seppe farne una novità assoluta, con una carica vitale e dinamica mai profusa prima. Tutto l’intreccio è mozzafiato e musicalmente principesco, ricco di colpi di scena che la caparbietà del compositore non permise di manipolare, in barba a tutte le censure del mondo.

 

Immagine: Carnevale veneziano e maschere – Lorenzo Tiepolo

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Un ballo in maschera, da Stoccolma a Boston. Parte II https://aracne-rivista.it/un-ballo-in-maschera-da-stoccolma-a-boston-parte-ii/ https://aracne-rivista.it/un-ballo-in-maschera-da-stoccolma-a-boston-parte-ii/#respond Sun, 01 Oct 2023 05:53:07 +0000 https://aracne-rivista.it/?p=4969

Ricordando il 210° dalla nascita di Giuseppe Verdi

Un ballo in maschera, da Stoccolma a Boston. Parte II

di Claudia Antonella Pastorino

In queste pagine l’attenzione si concentra sul confronto tra il Gustavo III, riproposto in teatro e in cd nei primi anni Duemila, e la successiva Una vendetta in domino fino al risultato finale de Un ballo in maschera, operazione storico-filologica molto interessante per scoprire e capire il materiale su cui Verdi ha effettivamente lavorato apportando modifiche e ritocchi tuttavia non sostanziali (alla fine il 75 per cento della partitura risulta essere quello di Vendetta). Quindi si passa a un breve ritratto del protagonista storico, re Gustavo III, sovrano illuminato del suo tempo, e all’attenzione del compositore verso quelle parti vocali e strumentali pensate per la corte di Svezia con i suoi nomi svedesi come doveva essere in origine (prima cioè dei mutamenti imposti dalle varie censure). Se per Stoccolma è tutto più stretto e controllato, per Boston l’ispirazione incontra l’apice dell’inventiva e della fusione perfetta tra il tragico e il festoso, soprattutto per l’inserimento dell’irrequietissimo paggio Oscar, l’unico ruolo verdiano en travesti. Da sottolineare l’originalità delle parti danzanti, bellissime dall’inizio alla fine, che non sono mai squarci per sola orchestra, ma si esprimono e si sviluppano attraverso le voci, nelle voci (coro e personaggi, soprattutto Oscar).

 

Immagine: Ballo in maschera di Andrea Pirani

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ARACNE – 2023 https://aracne-rivista.it/aracne-2023/ https://aracne-rivista.it/aracne-2023/#respond Sun, 22 Jan 2023 16:43:30 +0000 https://aracne-rivista.it/?p=4606

 

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Fabula rasa ovvero gli occhi al cielo https://aracne-rivista.it/fabula-rasa-ovvero-gli-occhi-al-cielo/ https://aracne-rivista.it/fabula-rasa-ovvero-gli-occhi-al-cielo/#respond Sun, 30 May 2021 13:44:18 +0000 https://aracne-rivista.it/?p=3779
Nel primo anniversario della morte di Paolo Fabbri, insigne studioso, amico e sostenitore di ARACNE fin dal suo esordio, lo ricordiamo per i suoi studi di semiotica dell’arte, gli interessi multidisciplinari e la sua intensa attività didattica presso le Università e gli Istituti di cultura di tutto il mondo. La generosità accogliente lo rendeva attento e interessato sul piano personale, incoraggiando le Arti, lo studio e la ricerca. I primi numeri della rivista verranno a breve riproposti da Aracne. Furono ideati nella fucina di una redazione entusiasta e fertile, a cui Paolo diede un grande contributo insieme alla moglie Simonetta Franci, Lorella Barlaam, Isabella Bordoni, Maria Virginia Cardi, Rosita Lappi e Sara Ugolini.
Ripubblichiamo il presente articolo, “Fabula rasa, ovvero gli occhi al cielo”, dedicato alla significazione testuale della fotografia, che fa parte della raccolta tematica “La camera ibrida” a cura di Simonetta Franci.

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Fabula rasa ovvero gli occhi al cielo

«Il sereno è la più diffusa delle nubi»

(E. Montale)

Nella “megaloscopia” contemporanea (P. Virilio) la fotografia si è come climatizzata e abbiamo un’abitudine quasi narcotica al suo uso. Qui mi interessano invece le Ex-foto, nel senso di Ex-voto, cioè dedicate, come per grazia ricevuta, all’illuminazione d’un problema di senso. L’autore o meglio il corpustestuale prescelto è di Luigi Ghirri, il quale sosteneva vigorosamente che il suo intento non era scattare foto, ma costruire immagini. Il mio intervento s’inscrive quindi nel proposito di Roland Barthes nella Camera Chiara: « Je voudrais faire une histoire du regard.»

Senza però condividere l’opzione ontologica su cui si fonda, che ci sembra fondata sulla specificità del medium analogico a cui fa riferimento. Nella fotografia analogica infatti ciò che è particolarmente significativo è la traccia, la presenza irriducibile del soggetto che è stato o ha posato davanti all’obbiettivo. Una tecnologia che ha generato lo “spettro” della presenza. Ritengo che sia il momento di contrastare il presupposto referenzialista, le riflessioni sull’ontologia fotografica per porci risolutamente il problema della sua significazione testuale. . . .

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Immagine: Paolo Fabbri (particolare). Foto di Roberto Testi

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THE UNBEARABLE LIGHTNESS OF EASTER – 2019 https://aracne-rivista.it/the-unbearable-lightness-of-easter-2019/ https://aracne-rivista.it/the-unbearable-lightness-of-easter-2019/#respond Mon, 22 Apr 2019 18:44:02 +0000 https://aracne.vanillamarketing.it/?p=2287

 

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di Stefano Tonti 

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ALBERTO STORARI. Approdi di sogno https://aracne-rivista.it/alberto-storari-approdi-di-sogno/ https://aracne-rivista.it/alberto-storari-approdi-di-sogno/#respond Sun, 01 Jan 2012 16:00:00 +0000 https://aracne-rivista.it/?p=3250

Ho conosciuto Alberto Storari in un affollato giro per Artefiera a Bologna, quando, già satura di immagini e di stanchezza, mi imbatto in un’opera di grandi dimensioni su un corridoio esterno, e ne sono ghermita, senza mediazioni. Un grande relitto immerso in una nebbia argentea sembra catturarmi nella sua atmosfera nordica e nebbiosa, dolce, misteriosa. Un imprinting suggestivo di una scoperta originaria, un approdo in un’isola  sconosciuta, una visione nata come risposta a un bisogno inconsapevole che si materializza lì nell’istante dell’incontro.
Non perdo tempo e lo cerco, arrivo al suo studio in una fredda giornata di neve. La neve, scongelandosi, ha allagato lo studio, i relitti appesi a spogli muri di cemento sembrano galleggiare in un liquido specchio di inquietanti atmosfere.
È già un allestimento: mi incanta e mi inquieta. Il senso di un naufragio e l’attesa di un porto sicuro è fortissimo e urgente. So che mi corrisponde, è una propensione familiare, ha orientato la mia vita.
Scegliamo le opere, mi sembra di dovere fare un recupero dei resti meravigliosi di un viaggio che emerge dalla memoria con le sue emanazioni sensuali, di cui gli oggetti portano le tracce . . . .

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Testo del catalogo “Alberto Storari. Approdi di sogno”. Edito da Percorsi Arte contemporanea, Rimini 2010.
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