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Raccordi – Aracne https://aracne-rivista.it Rivista d'Arte Thu, 30 Apr 2026 17:41:47 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.0.6 Intermezzo. Una conversazione con Allegra Hicks https://aracne-rivista.it/intermezzo-una-conversazione-con-allegra-hicks/ https://aracne-rivista.it/intermezzo-una-conversazione-con-allegra-hicks/#respond Thu, 30 Apr 2026 09:48:50 +0000 https://aracne-rivista.it/?p=6498

 

Intermezzo.  Una conversazione con Allegra Hicks

di Anthony Molino

Qualche mese fa, a fine febbraio, ero a Napoli, passeggiando in una rara domenica invernale senza pioggia per i vicoli che intersecando Via San Gregorio Armeno alimentano di turisti le rigurgitanti botteghe dei presepi fuori stagione. Ad un tratto mi sono imbattuto in un grande cartellone che annunciava una mostra lì a pochi metri, all’interno della Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio. La mostra, intitolata Intermezzo, era forse un pretesto per entrare in quel luogo che comunque mi avrebbe distratto, offrendomi rifugio dalla baraonda urbana che male tolleravo. Non avevo però idea di cosa potesse aspettarmi una volta fatte le scale, né cosa potesse annunciare quel teschio di bronzo incolonnato come un pomello all’inizio della balaustra di pietra, consunto nei secoli dal passaggio carezzevole di innumerevoli mani più o meno fedeli, più o meno cristiane. Bisognoso di una sosta e sollevato dalla prospettiva di quella caritatevole offerta di riparo, sono entrato, attonito, in un altro universo. Era come se fossi stato scaraventato fuori da questo mondo, per ritrovarmi in un’altra dimensione la cui fredda cupezza, il cui umido e assoluto silenzio, facevano da severo contrappunto al fragoroso caos che animava le strade. È qui, in uno spazio al contempo tombale e allucinatorio, stratificato e consacrato non tanto da una istituzione religiosa quanto dalla moltitudine di innominate esistenze che nei secoli vi hanno fatto capolinea, che ho fatto la conoscenza di Allegra Hicks, artista di cui ignoravo persino il nome ma che, nell’epifanica manifestazione della propria opera maestosa all’interno di quella chiesa arcaica, mi ha catturato come raramente è successo in vita mia. . . . .

Immagine: Intermezzo (Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio, NA), crochet di cotone fatto a mano, metri 6 x 4,9.

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Il silenzio eloquente della grazia. Una conversazione con Luca Marignoni https://aracne-rivista.it/il-silenzio-eloquente-della-grazia-una-conversazione-con-luca-marignoni/ https://aracne-rivista.it/il-silenzio-eloquente-della-grazia-una-conversazione-con-luca-marignoni/#respond Wed, 28 Jan 2026 20:34:42 +0000 https://aracne-rivista.it/?p=6402

Il silenzio eloquente della grazia.  Una conversazione con Luca Marignoni

di Anthony Molino

Non tutti gli artisti, si sa, parlano volentieri del loro lavoro. Chi per reticenza o carattere; chi per fedeltà assoluta al linguaggio dell’arte in cui si esprime e che giustamente privilegia; chi per lo scarto che si incunea tra parola e opera, dove la prima si rivela insufficiente a misurarsi con la portata e la complessità della seconda – che spesso sfuggono all’artista stesso, e certamente alla sua intenzionalità. Quella che segue con lo scultore Luca Marignoni non è stata una conversazione facile, e proprio per questo, secondo me, risulta una delle più riuscite fra le tante che negli anni mi hanno coinvolto. Si percepisce, credo, come lo scambio con Luca sia abitata da una tensione fra chi magari, come il sottoscritto, prema in una certa direzione e chi, con il proprio lavoro e la propria mente, è altrove. Non è un caso che due dei temi centrali della conversazione, i più importanti, siano stati introdotti dall’artista e hanno a che fare con aree di esperienza non facilmente sondabili come il mistero e la grazia. Come parlarne?. . . .

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Immagine: Paesaggio di un punto: visto da sopra, 2022/2024, alluminio e composto plastico, 78x78x3cm

 

 

 

 

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Calchi di memoria e scultura ‘residuale’. Una conversazione con Ado Brandimarte https://aracne-rivista.it/calchi-di-memoria-e-scultura-residuale-una-conversazione-con-ado-brandimarte/ https://aracne-rivista.it/calchi-di-memoria-e-scultura-residuale-una-conversazione-con-ado-brandimarte/#respond Tue, 21 Oct 2025 17:08:57 +0000 https://aracne-rivista.it/?p=6248

 

Calchi di memoria e scultura ‘residuale’
Una conversazione con Ado Brandimarte
di Anthony Molino

È cosa insolita per me introdurre una conversazione con le parole dell’artista con cui vado a un dialogare. Ma nel caso di Ado Brandimarte, giovane scultore e animatore culturale ascolano che ho avuto il piacere di conoscere poco più di un anno fa, questo brano che ho ritrovato fra i materiali che compongono il suo portfolio mi è sembrato una sintesi così eloquente del suo lavoro che non sentivo di dover aggiungere altro. Leggete, quindi, le parole che seguono come una specie di prefazione alla propria opera di un autore che, a poco più di trent’anni, non soltanto ha già riscosso i consensi di certa critica di rilievo, ma tracciato una linea di ricerca pura, urgente e distintamente idiomatica. . . .

Immagine: Christophe Constantine, Un mare di nebbia, dalla mostra a cura di Eleonora Villa tenutasi presso le Officine Brandimarte nel mese di aprile 2022 (foto Ado Brandimarte).

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TRA ISOLA E NON-LUOGO. Una conversazione con Emanuele Giuffrida https://aracne-rivista.it/tra-isola-e-non-luogo-una-conversazione-con-emanuele-giuffrida/ https://aracne-rivista.it/tra-isola-e-non-luogo-una-conversazione-con-emanuele-giuffrida/#respond Tue, 22 Jul 2025 18:17:49 +0000 https://aracne-rivista.it/?p=6096

 

Emanuele Giuffrida nasce a Gela, città siciliana in provincia di Caltanissetta, nel 1982. Nel 2007 si laurea presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo dove ancora oggi vive e lavora. La sua ricerca si articola attraverso una serie di opere riconducibili al proprio vissuto, un racconto di sé, della propria visione dei luoghi e delle cose utile a sottolineare la caducità della vita umana. In questa linea di disagio troviamo ambienti essenziali, talvolta squallidi, accompagnati da elementi ironici e provocatori. In un certo senso Giuffrida è pittore del mondo sensibile, di quel mondo soggetto al divenire, alla corruzione, alla miseria. E il suo è un modo quasi pulp di percepire la realtà nella sua sfumatura più cruda e drammatica. O meglio: quando guardo certe opere di Giuffrida penso all’antropologo Marc Augé e alla sua esplorazione dei cosiddetti non-luoghi della contemporaneità. Ecco, definirei Giuffrida un pittore-antropologo, che si addentra in quei (non)luoghi finendo, però, per dargli un’anima. Per soffiarvi col pennello, ed evocare in spazi consacrati all’anonimato una realtà non solo fatiscente, ma fantasmatica. . . .

Immagine: Autogrill’s bathroom, 2012. Olio e vernici spray su tela, cm 130×100. Collezione privata.

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LUCE, VENTO, INFINITO. Una conversazione con Giorgio Tassi https://aracne-rivista.it/luce-vento-infinito-una-conversazione-con-giorgio-tassi/ https://aracne-rivista.it/luce-vento-infinito-una-conversazione-con-giorgio-tassi/#respond Wed, 19 Feb 2025 19:56:30 +0000 https://aracne-rivista.it/?p=5795

 

Molto tempo è passato da quando non pubblico su Aracne una mia conversazione, ‘genere’ che per molti anni ha caratterizzato le mie incursioni nel mondo dell’arte e negli universi idiomatici degli artisti prescelti. Lo faccio ora con un uomo che definire ‘artista’ è sicuramente riduttivo. Giorgio Tassi, oltreché essere un fotografo straordinario e uomo di cultura di spessore non comune, abita questo nostro mondo con gli occhi, i sensi, e il passo felpato ma fermo del mistico. Non esito a chiamarlo un illuminato, nell’accezione buddista del termine, anche se lui, forse, preferirebbe essere noto come un insolito alchimista. Giorgio ci apre una piccola finestra sull’esperienza fondamentale che lo ha riorientato nella sua visione delle cose, esperienza che ha poi traslato nella sua arte di fotografo. Ma come succede a molti artisti, non tutto della propria opera può essere affidato alla parola. Nel suo caso, però, questa intraducibilità ha più a che fare con la dimensione ‘altra’ che è propria del mistico che non con un limite personale di chi pure fa ricorso al linguaggio. Anche per questo ho deciso di invitare, per l’occasione, l’amica e critico Flavia Orsati, che ben conosce il lavoro di Giorgio, al fine di introdurre la nostra conversazione.

Immagine: Fotografia di Giorgio Tassi ©: Volturnus Primus

 

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TANCREDI PARMEGGIANI. In memoriam. Considerazioni personali sul suicidio https://aracne-rivista.it/tancredi-parmeggiani-in-memoriam-considerazioni-personali-sul-suicidio/ https://aracne-rivista.it/tancredi-parmeggiani-in-memoriam-considerazioni-personali-sul-suicidio/#respond Fri, 25 Oct 2024 08:22:23 +0000 https://aracne-rivista.it/?p=5621

Gli eroi son tutti giovani e belli…
Guccini, “La locomotiva”

Ho sentito dire in tempi recenti che il suicidio di Tancredi Parmeggiani, avvenuto nella notte del 27 settembre 1964 quando si gettò nelle torbide acque del Tevere, era dovuto ad una presunta consapevolezza di essere arrivato ad un punto insuperabile della propria produzione pittorica. Ovvero, che il drammatico gesto di togliersi la vita fu una specie di disperata resa dei conti con il proprio talento, che aveva irrevocabilmente dato il meglio di sé, prosciugandosi infine nella stagione dei Diari Paesani e dei Fiori dipinti da me e da altri al 101%. Davanti al pittore, già consacrato dalla Guggenheim quale artista europeo per nulla inferiore al gigante americano Jackson Pollock, si sarebbe stesa così una landa fredda e desolata, dove aveva ormai perso la sua personalissima partita con la morte, allegoria intimata da un celebre film del 1957 che sicuramente Tancredi conosceva, Il settimo sigillo di Ingmar Bergman.
Di questa tesi sono poco convinto. Ipotizzare di poter sondare le motivazioni altrui di fronte a scelte così estreme, specie di personaggi “storici” non conosciuti personalmente e lontani nel tempo, è un azzardo che alcuni possono trovare seducente o accattivante, ma che personalmente reputo sterile se non fuorviante. Credo possa essere più fruttuoso individuare e mettere in relazione signs of the times: eventi, circostanze, dati storici, sociali e personali che delimitino un contesto esistenziale, anche se parziale. In questo caso, vorrei rivisitare alcuni aspetti del contesto in cui è vissuto Tancredi Parmeggiani – artista che sappiamo essere stato, dai suoi stessi scritti, un uomo “impegnato”, un uomo decisamente del suo tempo.

 

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GIULIANO GIULIANI. Tra il Bello e il Sacro https://aracne-rivista.it/giuliano-giuliani-tra-il-bello-e-il-sacro/ https://aracne-rivista.it/giuliano-giuliani-tra-il-bello-e-il-sacro/#respond Thu, 18 Jul 2024 12:18:05 +0000 https://aracne-rivista.it/?p=5516

Giuliano Giuliani è poeta della pietra. Del nativo travertino, che da sempre canta, e esalta. Che stira, piega, onora e prega. Che osanna, generando onde e ali di un bianco solenne, leggero, nate dalle viscere della terra, che Giuliani invoca e fa emergere come per un atto di resurrezione. E lo fa obliterando quasi ogni traccia della violenza che pure opera sulla materia, per evidenziarne – nel conferirle vita – soltanto la propria ferita, insita in quel suo tempo immemore. Ed è quella ferita sottile quasi una carezza, che vuole ricordare la precarietà che è di tutti noi, per anelare infine al sacro, dimensione che Giuliani dichiara essere, a noi uomini di oggi e domani, necessario e assoluto. A tal proposito, dice della sua arte: “É la mia sensibilità che esige e dona alla pietra le qualità innegabili di trasparenza e fragilità. É questa leggerezza, questa fragilità, che danno il senso più profondo a ciò che io, e tanti di noi a volte, sentiamo di vivere: ovvero, al senso della nostra precarietà. E questa mia scultura ‘leggera’ risulta bella, credo, non solo per la sua forma ma proprio perché richiama la precarietà e il suo valore simbolico…”

Immagine: G. Giuliani, Caravaggio (2012), 153x62x60 cm, collezione privata.

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Raccordi

 

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PIERO GUCCIONE. DOLORE E MERAVIGLIA https://aracne-rivista.it/piero-guccione-dolore-e-meraviglia/ https://aracne-rivista.it/piero-guccione-dolore-e-meraviglia/#respond Thu, 04 Apr 2024 12:10:31 +0000 https://aracne-rivista.it/?p=5356

É stata prorogata fino al 30 giugno, presso il Museo Regionale “Francesco Messina – Salvatore Incorpora” di Linguaglossa, la mostra Piero Guccione. Dolore e meraviglia, concepita nell’ambito del progetto della Soprintendenza dei Beni Culturali e Ambientali di Catania dal titolo “Sguardi-Parole – Suoni per un Museo Condiviso e Laboratorio per il Cambiamento”, al fine di promuovere e valorizzare quello che è attualmente l’unico museo regionale dedicato all’Arte Contemporanea della Sicilia orientale. La mostra, inaugurata il 10 dicembre dell’anno scorso è promossa e finanziata dall’Assessorato dei Beni Culturali – Dipartimento dei Beni Culturali della Regione Siciliana, e realizzata in collaborazione con l’Archivio Piero Guccione e con il Comune di Linguaglossa. L’allestimento, curato dalla galleria Lo Magno artecontemporanea, conta ventisei opere del maestro di Scicli, realizzate dal 1975 al 2008 e provenienti tutte da collezioni private. Completano la mostra una video intervista con Guccione a cura di Vincenzo Cascone (maggio 2009) e una sezione documentale a cura dell’Archivio Piero Guccione, dove viene presentata una toccante lettera autografa – dattiloscritta e piena di ritocchi e minuziose correzioni – di Gesualdo Bufalino indirizzata all’amico Piero, del quale era profondo estimatore. Scrive Bufalino nella lettera: “Questo mi pare il senso della tua arte, che unisce insieme la pietà per un mondo offeso dall’uomo e una sete insaziabile d’innocenza”. Alla mostra è dedicato un catalogo con una raccolta di saggi antologici e un intervento critico del collaboratore di ARACNE Anthony Molino, che qui riproduciamo per gentile concessione degli organizzatori della mostra….

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In Raccordi e Presentazioni e Recensioni

 

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Giorgio Cutini, EGL’IO https://aracne-rivista.it/giorgio-cutini-eglio/ https://aracne-rivista.it/giorgio-cutini-eglio/#respond Mon, 15 Jan 2024 10:15:04 +0000 https://aracne-rivista.it/?p=5234

Esce in questi giorni, per i tipi delle Edizioni Mondo Nuovo,
il volume Egl’io del fotografo Giorgio Cutini, con testi a cura di Anthony Molino. Il libro nasce sulla scia dell’omonima mostra allestita nella splendida cornice del Ninfeo di Palazzo Bettini a Recanati nell’estate del 2023. Fortemente voluto dalla Fondazione Bettini, l’evento è divenuto occasione di ulteriore sviluppo del progetto originario di Cutini, nel quale trenta pregnanti immagini documentano un rapporto tra uomo e natura che, senza sconfinare nel misticismo o tantomeno in un ecologismo di facciata, invita a ripensare il nostro posto nei luoghi del mondo. Oltre alle fotografie presenti in mostra il libro si avvale di contributi critici nonché lirici di Gabriele Bevilacqua, Eugenio De Signoribus, Paolo Febbraro e Flavia Orsati, che si misurano con la potenza delle immagini di Cutini. Conclude il libro una conversazione tra il curatore Anthony Molino e lo stesso fotografo sulla genesi, le fasi, e le implicazioni di questa singolare e germinale relazione tra albero e artista. Offriamo qui la prefazione di Molino, dal titolo Egl’io. La cronaca di un amore, nonché un saggio inedito di Gabriele Bevilacqua che prende spunto dal suo contributo al libro per trattare in modo organico e prospettico l’opera del fotografo marchigiano.

Giorgio Cutini, Egl’io, Testi a cura di Anthony Molino. Edizioni Mondo Nuovo, 2024.

 

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In Raccordi e Presentazioni e Recensioni

 

 

 

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RICORDARE, ESSERE “a modo mio” https://aracne-rivista.it/ricordare-essere-a-modo-mio/ https://aracne-rivista.it/ricordare-essere-a-modo-mio/#respond Mon, 09 Oct 2023 08:39:46 +0000 https://aracne-rivista.it/?p=5021

 

Esce in questi giorni, per i tipi di Rubbettino Editore, il libro-intervista di Anthony Molino con l’artista esponente della pittura analitica Paolo Masi, intitolato A modo mio. Il volume nasce come omaggio ai novant’anni del Maestro da parte del gallerista Giorgio Ferrarin, che nel 2021 commissiona a Molino il progetto di intervistare l’artista al fine di ripercorrerne la  lunga e affascinante esistenza e portarne alla luce i momenti e i temi topici: dall’infanzia toccata dalla Resistenza al rapporto di amore-e-odio per Firenze; dai turbolenti rapporti familiari ai primi passi nel mondo dell’arte; dalle fughe da Firenze all’esistenza on the road in città come Milano e New York; dalla scoperta dell’amato cartone negli anni ’60 del Novecento ai riconoscimenti odierni del mercato e della critica.  Il libro è accompagnato da una biografia visiva in cui Masi documenta ogni anno della sua vita come lui sa fare meglio, attraverso novanta “tracce” catturate negli anni dall’amata polaroid e collegate tra loro dall’unicità di un segno applicato al suo supporto iconico, il cartone.  La lunga e avvincente conversazione è corredata, oltre che da una nota di Giorgio Ferrarin e dall’introduzione di Anthony Molino, di due interventi critici di Giorgio Bonomi e Rosita Lappi. Diamo anticipazione del volume con la pubblicazione del saggio del Direttore di ARACNE Rosita Lappi dal titolo Ricordare, essere. (Il libro è stato presentato alla fiera di ArtVerona nella sezione Talks sabato 14 e domenica 15 ottobre, alla presenza dell’autore Anthony Molino e del Maestro Paolo Masi).

RICORDARE, ESSERE, di Rosita Lappi

Nella presentazione della sua lunga conversazione con Paolo Masi, Anthony Molino ha voluto preservare l’aspetto informale e spontaneo dell’incontro, conservando e privilegiando i ritmi, le cadenze e l’eloquio del Maestro, al fine di fare trapelare il più possibile la personalità dell’artista, facilitando la lettura in una atmosfera fluida e invitante.

L’incipit di questa conversazione ha l’effetto spiazzante di una radio che si accende e si anima, e l’ascolto è già pieno di voci della scena su cui si affacciano i ricordi del Maestro. Un incontro vivace che assiste all’ondivago, errante e non semplice lavoro della memoria, per raccordare e connettere fatti lontani, visualizzare persone e momenti che conservano, nelle parole dell’Artista, l’aura visuale e sonora della loro remota manifestazione.

Il racconto autobiografico è un processo che si sviluppa attraverso una coralità di personaggi e di sequenze che si affacciano alla mente, come risvegliati dallo sguardo retroattivo: «Mi ricordo quando…». Ma è necessario anche un interlocutore esterno presente, partecipe, curioso e interessato, facilitatore, incalzante organizzatore dei dati narrati, che chieda: «E poi, e poi…?».  Il flusso dei racconti prende forme liquide, scorrevoli in rivoli, cascatelle, disseminazioni, salti cronologici, ma anche forme fratte, lacerti di memorie, vuoti e turbamenti, vivissime geografie narrative. La direzione che suggerisce Molino si affaccia sugli anni giovanili e non trascura nulla di quanto la voce del Maestro lasci presagire, fino a collocarne anche l’impegno politico, che negli anni ’50 era una componente genetica della formazione di una persona, e forgiava nell’artista l’uomo, la sua dimensione sociale, il suo posto nel contesto culturale, la sua identità, in forme così lontane dalle pratiche dell’arte contemporanea.

Il continuo interagire tra Molino e Masi, nelle scansioni veraci di un dialogo che si muove a ondate, dai contenuti pulsanti, è un divenire che implica un futuro presente.
E nel loro dialogo la parola si incarna, si vivifica, e dà forma ai giorni ancora da vivere e da testimoniare artisticamente. Il linguaggio si avvale spesso di figure retoriche e metaforiche di uno spessore immaginifico così pregnante da sentire, nella concretezza del pensiero, una formidabile versatilità visionaria.  E non deve essere stato semplice per il curatore seguire e tenere la “linea storta” dell’intera vicenda esistenziale di Masi, errante, vagabonda, libera; risulta evidente, infatti, tutto il lavoro necessario tanto prima quanto durante il dialogo estemporaneo per trattenere uno spunto, riprenderlo e connetterlo, consentendo di dare continuità alla voce dei ricordi. Ricordi che, come i cerchi concentrici del sasso gettato nello stagno della memoria, nel racconto affiorano e si dilatano.
Il raccontare ha un’importanza cruciale per l’Io, gli consente di storicizzare il dolore, dare voce alle sensazioni magmatiche, trovare le parole per definire i suoi stati e sviluppare il pensiero; per ordinare internamente i vissuti, disegnare nuove coordinate alla propria storia, dandole un senso di continuità. Il tempo è un organizzatore dell’esperienza che procede per eventi ordinari e straordinari, con scansioni e frammentarietà, in un delicato equilibrio. Se sono gli avvenimenti straordinari quelli che catalizzano energie e impongono svolte, sono però gli eventi ordinari e quotidiani, gli eventi minimali, che costituiscono il tessuto che tiene insieme una storia di vita. Tutto un mondo di relazioni del clima culturale e artistico del secondo ‘900 prende vita nelle scene in dissolvenza evocate dal Maestro, figure accennate, implicitamente tratteggiate, mentre scorrono davanti ai nostri occhi i grandi Maestri degli anni giovanili e della maturità di Masi.

L’accenno è una forma linguistica quasi magica. Basta un accenno, difatti, e tutto un mondo, tutto un humus si illumina, si anima. Questo accade perché il Lettore quel mondo l’ha già intravisto, studiato, apprezzato magari attraverso opere e personaggi che sente di conoscere, che in un certo senso gli “appartengono”. Non c’è confine tra il privato e i contesti artistici e storici della vita di Masi, che vibrano nei loro snodi di connessioni e articolazioni. Il sentimento di communitas è innanzitutto una visione mentale, un brulicare di cose familiari, di memorie collettive, di “appaesamenti” che costituiscono l’ambiente identitario di un complesso senso di Sé. Ciononostante, e al contempo, Masi ci fa vedere quanto è forte il rischio di perdersi nelle derive dei suoi movimenti erranti, o di non appartenere ai luoghi e ai mondi stessi dell’arte; di non essere identificato e riconosciuto come artista, di essere anche espulso con indifferenza da quegli spazi, tanto da porsene volontariamente al di fuori, sulla frontiera, per non perdere la libertà anche di decidere della propria esclusione.

La qualità creativa del gesto artistico si apprezza nella forma sensoriale delle immagini narrate, in primis gli ambienti, le strade del mondo che Masi conosce nel millimesimo particolare, tessera su tessera di un reale da errante clochard. Ed è così che vivifica il tombino su cui dorme, la sporcizia che respira, il freddo gelido degli inverni e la soffocante calura dell’asfalto delle strade che percorre. Il passato viene raccolto a piene mani ma tanto viene disperso, necessariamente, come sabbia tra le dita, soggetto alla implacabile dissolvenza del ricordo.
Si ha, a volte, la sensazione di una incolmabile distanza tra la voce narrante e l’oggetto dei ricordi, come se questi sfuggissero al tentativo di raccoglierli in un flusso di vive esperienze passate, di cui lasciano come una evanescenza di luce che illumina solo alcuni angoli, i nomi di persone incontrate, echi di dialoghi e vicinanze intime. Lungo i passi delle fughe del Maestro si compone un quadro appena percepibile di orme misteriose. Il passato, per dirla con l’amato Kerouac, è una terra che si srotola, luogo memorabile di tracce e rovine, che compongono la forma stessa del sentire dell’artista; ed è quel medesimo sentire, in un circolo virtuoso, che permette a Masi il ritrovamento di questi suoi affascinanti resti. Ma la loro unicità traspare come fatto scelto, traccia visuale e onirica dei resti che Molino sa garbatamente governare.

Il tempo restituisce creatività e leggerezza ai ricordi, e li riveste, ammorbidendoli, per gli occhi della nostra mente. I contenuti acquisiscono spessore e significati nuovi, mentre alle fratture e ai dolori si accede con accettazione, con ironia e semplicità. E Masi, da senex saggio e gentile, questi tratti li palesa tutti. Nella distanza tutto sfuma.  Ma nell’autenticità dell’incontro riaffiorano dal mare della dimenticanza fertili frammenti, zolle verdi di testimonianza.

Immagini (dall’alto):

Copertina del libro di Anthony Molino, Paolo Masi, 90 anni a modo mio. Una conversazione a tutto campo con Anthony Molino, Rubettino Editore, 2023.

Senza titolo, cm 66x66x2.5 tecnica mista su cartone (2021, nove elementi in teca di plexiglas)

Steli, cm 24,5x14x4 ciascuna, tecnica mista su cartone in teche di plexiglas (2020-’21)

Polaroid tratta da A Modo Mio, “traccia” 1933-1972 (2023), cm 23×20 (in teca di plexiglas)

Anthony Molino e Paolo Masi all’inaugurazione della mostra A modo mio, Dipartimento di Arti Visive (Soresina, 2 ottobre 2022)

 

Anthony Molino è psicoanalista di formazione anglo-americana e pluri-premiato traduttore di letteratura italiana in inglese. Da oltre 25 anni vive e lavora in Italia, tra l’Abruzzo e le Marche.  Tra i suoi libri ricordiamo: Liberamente Associati (Astrolabio, 1999); Psicoanalisi e buddismo (R. Cortina, 2001); La vitalità degli oggetti (con J. Scalia e L. Baglioni, Borla, 2007); Soggetti al bivio (Mimesis, 2012); e il recente Le zattere di Ulisse (Poiesis 2023). Come traduttore ha reso in inglese, tra gli altri, i poeti Valerio Magrelli, Lucio Mariani, Mariangela Gualtieri e Antonio Porta, nonché commedie di Manlio Santanelli e Eduardo De Filippo, di cui ha tradotto il celeberrimo Natale in casa Cupiello. Nel 2018 la sua traduzione de Il diario di Kaspar Hauser di Paolo Febbraro è stato premiato quale migliore traduzione di un libro di poesia italiana in inglese per il biennio 2016-‘17 dalla Academy of American Poets, la più prestigiosa istituzione letteraria americana. Da sempre attento alle intersezioni tra psicoanalisi e altre discipline, collabora con la rivista online di arte e psicoanalisi Aracne e con l’americana Journal of Italian Translation. Collezionista nonché curatore ha pubblicato, per i tipi delle Edizioni Mondo Nuovo, il libro Oltre la tela. Conversazioni sulla pittura (2020), mentre di prossima pubblicazione per la stessa casa editrice è il volume Egl’io. Uomo, albero sulla fotografia di Giorgio Cutini.

 

Rosita Lappi è psicoterapeuta psicoanalitica, membro Ordinario con funzioni di training e Docente del Corso di Specializzazione in Psicoterapia Psicoanalitica, sede di Milano, della Società Italiana di Psicoterapia Psicoanalitica (SIPP).  Oltre al lavoro clinico e alla pubblicazione di numerosi articoli di psicoanalisi e di arte su riviste specialistiche, annovera, tra le sue diverse attività editoriali, la fondazione nel 2011 di ARACNE rivista di cui è direttore.

rosita.lappi@icloud.com

 

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