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Kriptonite – Aracne https://aracne-rivista.it Rivista d'Arte Mon, 01 Jun 2026 21:30:40 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.0.6 PALERMO: UN PELLEGRINAGGIO https://aracne-rivista.it/palermo-un-pellegrinaggio/ https://aracne-rivista.it/palermo-un-pellegrinaggio/#respond Fri, 14 Nov 2025 17:00:47 +0000 https://aracne-rivista.it/?p=6297

 

PALERMO: UN PELLEGRINAGGIO

di Maria Virginia Cardi

Città mondo per la millenaria stratificazione di culture, di popoli, di sedimenti mnestici e archeologici. Di una vivezza estrema, per la sua luce potente, l’azzurro del cielo, accresciuto dai riflessi di un mare profondo. Palermo, adagiata in una conca lambita dal Tirreno, è chiusa da montagne insieme aspre e verdeggianti. Arrivarvi in aereo è un’immersione nei colori forti dei suoi elementi, in una sostanza originaria.
La città si tinge dell’ocra intensa della pietra che ha costruito le sue porte, le antiche mura normanne, le chiese, i palazzi. La dominante cromatica terrigna, in specie arrivando al tramonto, dopo il lungo percorso tra il mare e i declivi della conca d’oro, si intride di una lucentezza calda, avvolgente, quasi involucro placentale. Palermo cattura per i suoi opposti, per la struggente bellezza, l’araldica distinzione dei suoi palazzi, fieri nei loro prospetti articolati, nei portali enfatici, e al contempo per la sua decadenza, gli edifici in rovina, con gli intonaci anneriti e in esorabile degrado. Questo suo disfarsi pur contraddice la vocazione rigeneratrice propria della vivezza della sua storia, quasi che la rovina fosse un cambiamento di stato, un divenire altro. . . .

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Rubrica Kriptonite

 

 

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SCARTO COME DISAGIO ESTETICO ED ESISTENZIALE. La visione distopica del futuro https://aracne-rivista.it/scarto-come-disagio-estetico-ed-esistenziale-la-visione-distopica-del-futuro/ https://aracne-rivista.it/scarto-come-disagio-estetico-ed-esistenziale-la-visione-distopica-del-futuro/#respond Fri, 20 Dec 2024 16:30:24 +0000 https://aracne-rivista.it/?p=5742

 

Conversazione tenutasi al Green Festival di Rimini “Bussole per la tempesta”, 18-20 ottobre 2024, Rimini.

Nelle parole depositiamo una idea valoriale, una visione evocativa, un investimento dei nostri desideri vitali. Le parole possono essere scarti trascurati dalla dimenticanza del tempo. O usurate, degradate, corrotte dalla impetuosità dei tempi, non tutelate dalla poesia e dal rispetto per la loro luce, trascinate nel gorgo della frammentazione e della superficialità. Parole desuete, impoverite. Parole divenute tossiche, sospette. Parole tirate via, vaghe e confuse, non precise, non definitorie. Anche le parole possono essere dunque scarti e subire la rottura di un equilibrio semantico e comunicativo, lasciando un senso di smarrimento e di vacuità. Siamo di fronte a contenuti ormai dominio di Intelligenze artificiali che usano un rimestaggio delle parole umane in ogni contesto comunicativo. Le nostre previsioni del futuro sono visioni distopiche, disturbanti e perturbanti.
La distopia è la parola che ci accompagnerà in questa nostra conversazione…

Immagine: Collezione di Gabriele Geminiani. Foto di Giorgio Busignani©

 

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UNA MEMORIA PER IVO GIGLI https://aracne-rivista.it/una-memoria-per-ivo-gigli/ https://aracne-rivista.it/una-memoria-per-ivo-gigli/#respond Thu, 12 Sep 2024 17:10:49 +0000 https://aracne-rivista.it/?p=5553

 

La finezza dello sguardo, il riserbo, la parola colta e misurata, scelta con parsimonia, propria di chi per saggezza e stile non voglia sciuparne: questi i primi tratti che affiorano nel ricordare Ivo Gigli, scomparso lo scorso Agosto. Si è già scritto della vasta produzione di poeta e scrittore, dei riconoscimenti, delle partecipazioni ai premi letterari. Mi impone la lunga conoscenza e amicizia dire di alcuni aspetti della sua figura, mentre per la trattazione profonda ed esauriente della sua opera occorrerà altra sede e fini competenze; voglio dire della sua schiettezza gentile, della sobrietà, unita al rigore delle posizioni sempre ferme e solide. La sua umanità intensa e laica lo facevano avvicinare alle tante circostanze della vita con stupore e insieme disincanto, con una malinconia trattenuta, una sottile vena ironica che addolciva sempre la portata degli accadimenti.
Era un amante della vita, delle piccole gioie, delle discrete meraviglie che il giorno sa offrire; lui poeta le sapeva cogliere, carpendo sempre l’inatteso, il momento in cui dietro l’apparenza banale si rivela un segreto; sempre alla ricerca di un senso laico da trovare dietro l’organizzazione delle apparenze. Questa vibrante e sempre minacciata ricerca di un senso spesso si fa largo nella sua opera poetica, dove la curiosità di spingersi oltre, nel rapimento di qualche esile rivelazione, poi lascia posto ad uno stato di smarrimento e di solitudine. Come quando in Racconto si legge:

Ah, quanto era lontana la speranza!

Il miraggio varcava le colline,

le foreste

e il grande mare

che più d’altri confini

varcava sempre più lontano

per trovarla!

Dove l’ampio territorio dell’immaginario deve sempre fare
i conti con il limite della vita.

Poesia piena di sospensioni, di palpiti che ben risuonano nella chiosa di Leggendo Montale, poeta a lui certo congeniale per la scelta curatissima della parola, che fece sua, come per la sonorità mai disgiunta dall’ estesa gamma semantica, nell’elegante incedere delle metafore.

Leggo Ossi di Seppia

Di Montale

E tutta una caligine

Indora coi versi

Un mondo indefinito

Una marina intristita

Che ti spaventa

Ma insieme accontenta

Magicamente un’attesa

il regime notturno gli appartiene, tante le notti evocate, a tratti spaesanti, profonde e piene di turbamenti che d’improvviso dileguano come in Concerto, nell’ arroganza felice delle trombe del Giorno.

Poesia che Gigli sapeva intonare anche nella prosa, e che risuona delicata in uno dei suoi testi forse più toccanti,
La marina perduta: di una Rimini degli anni trenta nella memoria di bambino, puntuale e al contempo mitizzante, una Rimini lussureggiante di giardini profumati, di viali alberati e ancora poco frequentati.
Ma anche la produzione pittorica fu felice, lunga, predilesse contorni decisi, non dense campiture cromatiche; le sue geometrie metafisiche nei forti chiaroscuri si proiettano spesso in lunghe ombre a cui dona una vita propria; disegna spazi transizionali, aperture impensate verso un altrove solo lasciato intuire; solidi, edifici, città trascinate via dai venti; mondo instabile, fragile, dove la presenza umana, se compare,
è perpetuamente in attesa, colpita da un indicibile.
Amante della lettura fino alla fine, di testi filosofici, d’ arte, di critica letteraria, da Diderot a Starobinski, a Fumaroli; letture e ricerche che conferirono alla sua critica artistica profondità e metodo.
E quanto è intensa e al contempo lieve la sua dedica all’amico pittore Luigi Poiaghi, di cui scrive in È morto un poeta

Se l’arte

 vuol dire l’indicibile

toccandoti dentro

come una carezza segreta

Luigi Poiaghi

In vita…

più d’altri autori…

c’è riuscito…

 

* la scelta di questi brani poetici è colta tra i componimenti che, come ad altri amici, era solito donarmi, con semplicità e grazia.

 

Maria Virginia Cardi (1958), docente di Antropologia delle arti e Antropologia culturale nelle Accademie di Brera e Bologna, si è occupata di storia sociale delle culture artistiche e di strutture simboliche dell’immaginario. Tra i suoi principali lavori ricordiamo, Il rituale del serpente. Antropologia, estetica ed altro (a cura di), Ravenna 1998; Immaginario e comportamento (a cura di), Rimini 2000; Le rovine abitate, Firenze 2000; Città sotterranee, Milano 2007; Anita e Giuseppe Sangiorgi. Intorno alla scuola di arazzi e ricami e alla Galleria antiquaria. Storia di imprenditoria e cultura delle arti 1893-1929, Bologna 2020; ha curato il catalogo dell’opera generale di Antonio Marchetti, Opere, Pendragon, Bologna 2023. Ha scritto su Studi di estetica, Op. cit., Aperto, Aracne, Storia dell’arte, In forma di parole,
Il Cristallo.

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POLVERE. Un viaggio sentimentale nei Cimiteri Monumentali d’Italia. Progetto fotografico di Nino Costa, testo critico di Maria Virginia Cardi https://aracne-rivista.it/polvere-un-viaggio-sentimentale-nei-cimiteri-monumentali-ditalia-progetto-fotografico-di-nino-costa-testo-critico-di-maria-virginia-cardi/ https://aracne-rivista.it/polvere-un-viaggio-sentimentale-nei-cimiteri-monumentali-ditalia-progetto-fotografico-di-nino-costa-testo-critico-di-maria-virginia-cardi/#respond Fri, 12 Apr 2024 18:32:57 +0000 https://aracne-rivista.it/?p=5363

Nelle prestigiose sale antiche del Palazzo Moncada di Caltanisetta (Largo Barile. Dal 23 marzo al 20 aprile 2024) è in corso una mostra incantevole, un viaggio che il fotografo Nino Costa ha percorso per cinque anni nei Cimiteri Monumentali d’Italia, dal 2016 al 2021. La mostra, proposta da Antonella Furian e organizzata dall’Amministrazione comunale di Caltanissetta, è stata curata nella parte critica da Maria Virginia Cardi, docente dell’Accademia di Belle Arti di Bologna e da Leandro Janni, Presidente regionale di Italia Nostra Sicilia per la sezione Cimitero degli Angeli di Caltanisetta.
Nel corso dell’inaugurazione è stato presentato il volume POLVERE (edito da 2Lab Self Publishing 2024). Il libro dalla raffinata veste editoriale raccoglie cinquantasette immagini di opere scultoree, monumenti estetici dedicati alla malinconia del lutto. Come Nino Costa ricorda, il suo intento è quello «di ri-comporre formalmente tutti gli elementi presenti, compreso i segni di un diffuso degrado che spesso diventa infinita bellezza. Volutamente sono stati lasciati ai margini invece gli aspetti storici e iconografici, concedendo talvolta indulgenza estetica ad uno sguardo neoromantico che, senza arrivare ad una vera e propria “Etica della polvere” alla Ruskin, produce un ricercato senso di malinconia che non si tramuta mai in tristezza.»

Pubblichiamo qui il testo che Maria Virginia Cardi ha letto alla Presentazione del volume POLVERE. Viaggio sentimentale nei cimiteri monumentali d’Italia.

Se il sottotitolo allude alla grande tradizione preromantica e romantica, il titolo della mostra e del prezioso volume che la accompagna, Polvere, apre ad un ventaglio di significati; deposito del tempo che crea sulle architetture, sulle lapidi, sui profili una bellezza aggiunta, profondità, dando chiaroscuro ai volumi. Ed in questo Nino Costa fa sua quella riflessione che da Ruskin a Benjamin indicava nell’aura del tempo una componente inestimabile della storia dei luoghi e delle cose, delle immagini. Il corrompersi delle forme, crea una struggente bellezza di forme.
Nino Costa è un artista dalla formazione composita, al suo apprendistato pluridecennale di fotografo e di artista unisce una formazione vasta come storico delle arti, il suo sguardo è estremamente colto. Costa nel corso della sua ricerca ebbe modo di studiare a lungo e a fondo con un ampio lavorio teorico un grande maestro della fotografia, Luigi Ghirri.  E a lui rimane nel tempo legato, a quella poetica in cui nel grande libro della realtà emergono parti segrete, grazie ad un portato empatico che informa la vena narrativa.

Nelle serie fotografiche dedicate alla Sicilia, che precedono la serie dei cimiteri, in particolare in Melancholic Sicilian Beauty, (2006-20021), in Sicilian garden (2016-2021), mi pare che quella lezione resti presente così come in Polvere. Quel portare all’evidenza frammenti di mondo desueti, o luoghi minori, che mai avrebbero potuto avere una storia, epifanie dell’inatteso, ma anche emergenza del perturbante. Quella puntigliosa ricerca di una bellezza involontaria, riposta nei dettagli di un reale che sfugge alla rapidità dello sguardo, e che invece emerge nella lentezza. Dove la fotografia è rivelazione, del resto sua funzione di elezione, di un qualcosa che prima non si vedeva. Costa qui oggi presenta 50 fotografie su quel grande patrimonio che è insieme architettonico, scultoreo, mnestico; sono le foto di Staglieno a Genova, delle Certose di Bologna, Ferrara, del Sant’ Anna a Trieste, del Verano a Roma. Costa ci fa vedere luoghi e cose che la nostra società consumistica e predatoria rimuove; società del consumo veloce, che ha alterato lo sguardo e la percezione. Costa ci riporta in un altrove, ci invita alla lentezza. Vari sono i livelli, i registri di questa fotografia: quello di una bellezza malinconica; il tema della vanitas, già presente nella scelta del soggetto, è ulteriormente accentuato dallo sguardo che indulge su quegli elementi architettonici e plastici caratterizzati da cedimenti, da una fragilità prossima talvolta alla rottura.

Questo pensiero necessario sulla morte è uno tema di questa fotografia, in una società prometeica spesso dimentica dei propri limiti.
Ma Costa, mentre passeggia tra le arcate neoclassiche dei suoi itinerari cimiteriali, narra anche le memorie di chi ha fatto la storia d’Italia. La ragione della seduzione del luogo è anche questa, per un autore che è anche raffinato storico della cultura. Le lapidi, le epigrafi inquadrate, spesso rammemorano una élite culturale e sociale e le componenti di quella borghesia impegnata nel lavoro e nella costruzione del nostro paese, nel corso dell’Ottocento. Borghesia imprenditoriale, garibaldina, società dell’arte e della cultura; come pure la fotografia racconta la grande scultura funeraria: a Roma di Prinzi e Fontana, a Ferrara di Arcangelo, a Staglieno di Monteverde, Lavezzari, Cevasco, Rota. A Staglieno, forse il cimitero più amato dall’autore, riposano Giuseppe Mazzini, Ferruccio Parri, Edoardo Sanguineti, Fabrizio De Andrè, le loro non sono tombe fotografate, ma fanno parte del luogo, del suo significante, presenti nell’immaginario di Costa; questa sua passeggiata tra i sepolcri di foscoliana memoria ha tra le sue più forti suggestioni il ricordo di un’Italia perduta e da ritrovare, nel disincanto della nostra modernità.

In ultimo non si può tacere un aspetto presente nell’intenzioni dell’autore: questi luoghi incantati ahimè spesso molto trascurati dalla città dei vivi, sono da conservare con più cura, sono beni da tutelare, e Costa porge una garbata e necessaria denuncia.

***

La mostra sarà visitabile dal 23 marzo al 20 aprile 2024. Palazzo Moncada – Largo Barile, Caltanissetta. Orari: da martedì a sabato 9:30 – 13:00 | 17:00 – 20:00. Per maggiori informazioni: antonellafurian.af@gmail.com  Tel. 347 4353815.

Fotografie di Nino Costa ©  –  Cimiteri Monumentali della Certosa di Ferrara, di Milano, di Staglieno a Genova.

 

Nino Costa nasce ad Acireale (CT) e si laurea al DAMS di Bologna, città dove la sua formazione artistica e culturale si è consolidata. Design, scultura, fotografia sono territori incessantemente attraversati in un viaggio che è diventato costantemente riflesso, interpretazione e metafora della vita reale. Laureato in Estetica con una tesi sulla poetica di Luigi Ghirri, ha rivolto l’obiettivo fotografico principalmente verso i campi dell’architettura e del paesaggio senza mai rinunciare, a fianco della pura ricerca formale, ad un’indagine sociale e antropologica. Oltre all’attività espositiva, ha collaborato con riviste d’architettura e condotto workshop fotografici. All’attività artistica ha affiancato quella organizzativa in ambito culturale. È docente di Storia dell’Arte presso il Liceo Artistico Emilio Greco di Catania.

Maria Virginia Cardi (1958) è docente di Antropologia delle arti presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna; nella sua ricerca si è occupata di storia sociale delle culture artistiche e di strutture simboliche dell’immaginario. Tra i suoi principali lavori si ricorda Il rituale del serpente. Antropologia, estetica ed altro (a cura di), Longo, Ravenna 1998; Immaginario e comportamento (a cura di), Raffaelli, Rimini 2000, Le rovine abitate, Alinea, Firenze 2000; Città sotterranee. Abitare profondità e superficie, Unicopli, Milano 2007; Anita e Giuseppe Sangiorgi. Intorno alla Scuola di arazzi e ricami e alla Galleria antiquaria, Pendragon, Bologna 2020; Antonio Marchetti, Opere (catalogo generale dell’opera), Pendragon, Bologna 2023.

 

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[1] Palazzo Moncada – Largo Barile, Caltanissetta. Dal 23 marzo al 20 aprile 2024.

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ANTONIO MARCHETTI. OPERE 1980 – 2013 https://aracne-rivista.it/antonio-marchetti-opere-1980-2013/ https://aracne-rivista.it/antonio-marchetti-opere-1980-2013/#respond Thu, 02 Mar 2023 14:24:45 +0000 https://aracne-rivista.it/?p=4676

 

ANTONIO MARCHETTI

OPERE   1980-2013

Il volume, pubblicato da Pendragon, consegna al pubblico la documentazione dell’opera di Antonio Marchetti che si svolse tra il 1980 e il 2013.
Il catalogo è curato da M. Virginia Cardi in collaborazione con l’Archivio Marchetti Fagnani Pani di Rimini e Claudio Bartolucci che ne ha curato l’impareggiabile veste grafica, in un prezioso lavoro di valorizzazione.
Antonio Marchetti (Pescara 1952 – Rimini 2013) fu artista dalla creatività poliedrica, in cui si fusero un’ intensa ricerca di  temi e di  linguaggi, che perseguì con puntigliosa dedizione, unendo la pratica d’arte al pensiero.
Il catalogo raccoglie la sua opera, prediligendo un andamento tematico oltre che cronologico. Si sono volute individuare le fasi di una prorompente tensione espressiva, sempre caratterizzata da un fare personalissimo e intollerante delle etichette. Campeggiano nei capitoli i titoli delle sue rassegne, Single, Monumenti in scatola, Pesa Nervi (dedicata ad Antonin Artaud); delle sue serie: Campi, Country and city, Paesaggi e memorie, Angelus novus; o dei suoi lavori installativi, come la magnifica Camera verde. Cicli introdotti nel volume dai testi poetici di Marchetti che è anche eccellente scrittore e saggista, e presentate dagli autori che hanno accompagnato le sue stagioni poetiche.
Il catalogo si apre con un testo di lettura generale del lavoro del maestro di Umberto Palestini, a seguire per ognuna  delle sezioni, scritti di Vittorio Mascalchi, Gianfranco Pernaiachi, Alberto Boatto, Marco Biraghi, Giacinto Di Pietrantonio, Alberto Giorgio Cassani, Franco Masotti, Stefano Levi Della Torre. Nel capitolo sugli anni Ottanta il volume documenta un’esperienza editoriale di Marchetti di particolare importanza nel panorama delle riviste di quegli anni, Stilo, album d’arte pregiato di opere e testi inediti, illustrato da un bell’intervento di Rocco Ronchi. La sezione finale è occupata dalle testimonianze di Rosita Lappi, Alberto Cassani e Antonio Michetti, a cui si deve un interessante affondo sulla lunghissima esperienza dell’architettura e del design che Marchetti condusse nel proprio studio pescarese. Per concludere, la biografia di Maria Virginia Cardi ricostruisce e storicizza l’avventura artistica di Marchetti, collocandolo all’interno di eventi espositivi epocali e del dibattito dell’arte italiana dagli anni Ottanta alla sua prematura morte, come una personalità del tutto singolare da studiare e da riscoprire.
Definito dalla critica un aristocratico outsider, Marchetti si era formato negli anni Settanta, ricevendone il profondo imprinting di quella militanza civile dell’arte, che testimoniò sempre, con quell’essere e parlar franco, lontano dalle vetrine, che gli valse una solida autonomia di intenti e di pensiero.

 

ANTORIO MARCHETTI  1980 – 2013
CATALOGO DELLE OPERE
a cura di M. Virginia Cardi
in collaborazione con l’Archivio Marchetti Fagnani Pani di Rimini e Claudio BartoluccI.
Pendragon edizioni, € 50

 

 

Antonio Marchetti (1952 – 2013) fu artista dalla creatività poliedrica, dalle chiare intenzionalità poetiche; un aristocratico outsider, un intellettuale che pose al centro del suo operare la libera ricerca e il pensiero, in un rapporto costante con la scrittura. Condusse la sua formazione negli anni Settanta, facendo suo il contenuto forse più vitale di quelle esperienze estetiche: la militanza civile dell’arte. Sapendo svincolarsi dai percorsi spesso obbligati dall’establishment artistico, conquistò con tenacia una propria autonomia, una soglia, dalla quale testimoniò l’accadere del suo tempo, come artista libero, tra i più colti della sua generazione, con uno sguardo disincantato e profondo.

 

In KRIPTONITE

In PRESENTAZIONI E RECENSIONI

 

 

 

 

 

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Luigi Poiaghi. Una memoria https://aracne-rivista.it/luigi-poiaghi-una-memoria/ https://aracne-rivista.it/luigi-poiaghi-una-memoria/#respond Wed, 07 Mar 2018 10:43:31 +0000 https://aracne.vanillamarketing.it/?p=1047

L’opera e la vita di Luigi Poiaghi (Milano1947 – Rimini 2017) si concludono la scorsa estate, in questa nostra epoca povera e guasta, dalla quale si sentiva fatalmente straniero.
Desidero ricordare la piena coerenza del lavoro con la sua vita, in specie, dal tempo in cui lo conobbi, in quel suo progressivo astenersi da ogni convenzione e da estetiche di maniera.
Straniero è il termine che definisce il tratto dell’uomo-artista Poiaghi: per l’aristocratico distacco, il ritiro consapevole da una società dell’arte di cui temeva l’appartenenza.
L’apprendistato ebbe il suo esordio a Brera e  nella Milano degli anni sessanta, ambiente fertilissimo, fiorente di movimenti; quando, anche se imperante la temperie astrattista, era ancora forte l’influenza del gruppo di Corrente che Luigi avvicinò  attraverso due dei suoi ultimi protagonisti, Alberto Colognato e Luigia Zanfretta; . . . .

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La comunità assente https://aracne-rivista.it/la-comunita-assente/ https://aracne-rivista.it/la-comunita-assente/#respond Sat, 13 Aug 2016 10:40:42 +0000 https://aracne.vanillamarketing.it/?p=1042

Un libro di diverso tempo fa, La Comunità che viene di Giorgio Agamben (Torino, Bollati Boringhieri, 2001), argomenta di una società frattale, coacervo di identità iper-differenziate, priva di  una cultura comune. Libro certo complesso e premonitore; ricco di percorsi di indagine che stimola diverse chiavi di lettura del nostro presente. Si osservava con lucidità, come uno dei mali più gravi propri delle nostre comunità globali, fosse l’assenza del politico (inteso quale luogo della relazione tra differenti identità sociali, culturali), il congedo da parte della collettività da ogni questione morale, di civile responsabilità di ciò che è comune. Le democrazie hanno dato luogo in realtà a forme di aggregazioni con forti interessi corporativi, prioritari su ogni altra istanza collettiva.
Ripiegato su problematiche personali, l’italiano . . . .

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Alle rondini piace la buona architettura https://aracne-rivista.it/alle-rondini-piace-la-buona-architettura/ https://aracne-rivista.it/alle-rondini-piace-la-buona-architettura/#respond Wed, 11 Nov 2015 10:39:14 +0000 https://aracne.vanillamarketing.it/?p=1039

Dedico queste osservazioni a mia nonna Virginia, che a
quanto pare, in un racconto familiare, era incantata dal
volo delle rondini ed ogni sera di primavera e di inizio
estate si faceva accomodare accanto ad una grande
finestra di casa che dava sul cielo della sera.

Che voli di rondini intorno! Che gridi nell’aria serena!

Le rondini amano gli slarghi recintati da baluardi; le recinzioni create da edifici o da alberi sono l’arena prediletta per i loro giochi aerei al mattino e al tramonto. Non si levano al nascere del sole come altri uccelli dell’alba, che talvolta lo precedono. Esse si alzano in volo a sole già alto e caldo. Uccelli migratori dai paesi d’Africa, che qui abitano nei pochi mesi insieme a noi,  nelle nostre case, nelle città ed  in ogni luogo in cui vi siano ripari, borghi, comunque mura. Si tratta della rondine muraiola, chiamata così, per questa sua predilezione abitativa…

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Sulla Fatalità https://aracne-rivista.it/sulla-fatalita/ https://aracne-rivista.it/sulla-fatalita/#respond Sat, 12 Jul 2014 10:36:15 +0000 https://aracne.vanillamarketing.it/?p=1033

In queste pagine si è ragionato talvolta sulla condizione dell’essere preda dell’altro. In realtà, il divoramento da parte dell’altro corrisponde ad una nostra predisposizione, si determina in relazione ad una nostra strutturale fragilità, ne siamo corresponsabili.
La fatalità è di fatto un’alterità temibile, ma questa volta si tratta di una potenza impersonale, di cui spesso si avverte la portata, ma di cui non riconosciamo la provenienza; sappiamo che è intorno a noi, ci avvolge oscuramente e che viene da lontano…

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Due amanti https://aracne-rivista.it/due-amanti/ https://aracne-rivista.it/due-amanti/#respond Mon, 28 Apr 2014 10:37:35 +0000 https://aracne.vanillamarketing.it/?p=1036

Due amanti sono avvolti in un manto che li separa dal mondo. Il loro spazio è altro per latitudini e confini.
I luoghi trasfigurati, solo riconoscibili dalle loro intime e inedite corrispondenze. Per loro i luoghi vanno e vengono, sono allestimenti del loro racconto: questo allestimento predilige spesso piccole piazze, bar di strade secondarie, parcheggi semivuoti, talvolta un porto canale, spiagge nelle mezze stagioni. Due amanti hanno bisogno nella solitudine necessaria di qualche testimone discreto, indulgente, che abbia cura di loro.
Andavano spesso lì, sulla terrazza del caffè di un Grand Hotel sul mare …

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